Mogherini: "Preoccupazione". Oggi il capo della diplomazia dell'Unione europea, Federica Mogherini, si è detta preoccupata per il rischio di nuovi "crimini di guerra" dello Stato islamico. "Di nuovo centinaia di persone sono state uccise e migliaia rischiano di essere esposte a violenze arbitrarie, mentre rischiano di essere commesse nuove distruzioni di siti culturali", ha sottolineato Mogherini. Tensioni confessionali e contrapposizioni culturali tra la città e i beduini del deserto, più sensibili alla propaganda dell'Is potrebbero spiegare l'apparente facilità con cui i jihadisti dello Stato islamico si sono impadroniti di Palmira, considerata fino a ieri una delle città più fortificate del regime, in posizione strategica sull'autostrada che taglia il Paese sulla direttrice Ovest-Est, da Homs a Deyr az Zor. Come avvenuto in Iraq in occasione della fulminea avanzata che nel giugno dello scorso anno portò il Califfato di Abu Bakr al Baghdadi a impadronirsi in pochi giorni di Mosul e Tikrit, nel Nord, e nei giorni scorsi di Ramadi, nell'Ovest, di primaria importanza è l'appoggio, quantomeno tacito, di strati della popolazione sunnita e il sostegno offerto da parte dei clan tribali armati di questa confessione. In entrambi i casi, lo Stato islamico ha quindi trovato un clima non ostile, favorito dall'insofferenza dei sunniti per le politiche giudicate discriminatorie del governo di Baghdad, a guida sciita, e per la repressione di quello di Damasco, guidato da Bashar al Assad che appartiene alla branca alawita dello Sciismo. Obama: "In Iraq non stiamo perdendo". La caduta di Ramadi nelle mani dello Stato islamico è stata una "battuta d'arresto tecnica", "non penso che stiamo perdendo" la battaglia contro il gruppo jihadista. Lo ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, in una intervista con The Atlantic realizzata martedì scorso, dopo Ramadi ma prima di Palmira. "Non ci sono dubbi sul fatto che nelle zone sunnite dovremo aumentare non solo l'addestramento, ma anche l'impegno, e coinvolgere in modo più attivo le tribù rispetto a quanto è stato fatto sinora", ha proseguito Obama, secondo cui il "primo ministro al-Abadi è sincero e impegnato in uno Stato iracheno inclusivo. Continuerò a ordinare che il nostro esercito fornisca alle forze di sicurezza irachene tutta l'assistenza di cui hanno bisogno, per rendere sicuro il loro Paese".