La Cappella dei Principi, cioè il Mausoleo dei Medici, la dinastia che per secoli ha dominato Firenze, è uno dei Musei più visitati di Firenze. La gigantesca cupola, fuori scala rispetto alla pur grandiosa basilica di S.Lorenzo, è la seconda per grandezza dopo quella ben più celebre del Brunelleschi. Da sedici anni al suo interno troneggia un sistema di impalcature, la cui presenza peraltro non ha impedito il normale flusso dei visitatori, richiamati dalla solennità del luogo oltreché dal fatto che in una strettissima stanza " segreta" (7 metri per due) e inaccessibile, si trovino i bozzetti disegnati sulle pareti con il carboncino da Michelangelo durante i tre mesi dell'assedio di Firenze del 1529, peraltro visibili attraverso un video di fronte al quale sosta il pubblico. Ma i ponteggi non sono ad uso esclusivo dei tecnici e degli operai specializzati: su di essi sono transitate più di cento persone, studenti delle facoltà di architettura e delegazioni di prof provenienti dalla Cina e dal Giappone, oltre all'architestar Daniel Libeskind, che hanno avuto parole di ammirazione per il complesso e delicato lavoro di restauro e consolidamento delle pareti abbellite dalle splendide decorazioni in marmo policromo. Ebbene, anche noi abbiamo avuto la fortuna ed il privilegio di salire sui ponteggi per visitare il cantiere, potendo ammirare dall'alto, cioè da una prospettiva inconsueta, la maestosità della Cappella, che appare più grande di quanto in realtà non sia, ed apprezzare da vicino il delicato quanto complesso lavoro di restauro dei marmi. Preziosa guida l'architetto Alessandra Marino, attuale Soprintendente Belle Arti e Paesaggio di Firenze Pistoia e Prato, ma soprattutto progettista e direttrice dei lavori dal 1999 al marzo del 2002, incarico poi assunto dall'architetto Vincenzo Vaccaro, assistito da Franco Vestri e da Mauro Masini. "Tutto cominciò nel novembre del '99 quando accadde un incidente assai preoccupante: il distacco dalla vela sud della Cupola di un grosso blocco di marmo che cadde al suolo. Un incidente avvenuto di notte, quindi fortunatamente senza vittime, le cui cause dovevano essere immediatamente indagate. Cosa stava succedendo alla Cupola? Quali i rischi per la struttura? Furono giornate intense di studio e notti insonni per venire a capo dell'enigma. Temevamo per la cupola e l'incolumità pubblica. Immediatamente furono iniziati i lavori di messa in sicurezza e la completa verifica della struttura della Cappella compresa la realizzazione di un sistema di monitoraggio, tuttora operante, per conoscere il comportamento statico della struttura nel corso del tempo, al mutare delle temperature e al variare dei livelli di falda. Presto ci rendemmo conto che, nonostante la staticità non era il problema.. E comprendemmo che, diversamente da quel che poteva apparire, la Cupola è costituita da un complesso sistema di murature portanti, collegate tra loro da archi di scarico ed alle quali sono ancorati pannelli in pietra serena, di notevole spessore, che servono da supporto ai marmi policromi a vista, uniti ai primi tramite grappe e collanti. Era stato proprio il sistema di ancoraggio originario la causa di quel cedimento, dovuto all'arrugginirsi nel corso dei secoli dei ganci in ferro che tenevano fissi alle pareti i pesantissimi blocchi di marmo ( del peso di un quintale ciascuno!). Stabilito ciò si passò subito a studiare come poter intervenire per il restauro e il ripristino dei marmi policromi. E per raggiungere lo scopo approntammo una tecnica innovativa e antica al tempo stesso, che ha portato ai risultati di oggi". In che cosa consiste questa tecnica innovativa? Nell' aver smontato per poi rimontarlo con sistemi modernissimi, tutto il rivestimento dei pannelli marmorei. E nell'aver sostituito l'antico e originario sistema di ancoraggio con uno nuovo, moderno, consistente in un traliccio metallico piegato ad arco e posizionato in aderenza alla volta incastonare i marmi policromi. Quel traliccio, che a noi pare una finestra, contiene i rivestimenti rimossi e recuperati fissati alle pareti della vela. E' questa la tecnica innovativa che ha permesso di riposizionare la decorazione marmorea nella posizione originaria e in piena sicurezza per eventuali altri interventi che si dovessero rendere necessari in futuro. " E mentre l'architetto Alessandra Marino si sofferma sugli aspetti tecnici dell'intervento, il tecnico Giovanni che ha partecipato a tutte le fasi dell'operazione di verifica e di riposizionamento dei preziosi marmi, mostra i ganci arrugginitisi col tempo, che per secoli hanno tenuto incollati alla vela i pesanti blocchi di marmo. Utilizzare lo stesso sistema ora non sarebbe stato possibile né avrebbe dato garanzie di sicurezza. L'architetto Vincenzo Vaccaro, direttore dei lavori, definisce questa tecnica antica e innovativa con l'impiego di malta di pozzolana e acciaio inossidabile. Anche lui non nasconde il proprio entusiasmo. Dopo 40 anni di attività nel campo del restauro posso attestare che questi 14 anni trascorsi nel cantiere delle Cappelle Medicee sono stati quelli nei quali ho trovato la maggiore soddisfazione. Le complesse metodologie di consolidamento e restauro adottate in questo cantiere, unico nel suo genere, sono state elaborate grazie ad un sapiente lavoro collettivo di diverse professionalità e la qualità raggiunta rappresenta la dimostrazione dell'alta competenza delle ditte presenti in cantiere. Secondo Alessandra Marino, "si tratta di un cantiere pilota, esemplare in tutte le sue fasi, da quella iniziale di pronto intervento, a quella dell'analisi dello studio e del monitoraggio, fino a quelle progettuale e operativa. Un brillante esempio di come gli interventi condotti dalle strutture pubbliche debbano costituire esperienze pilota in cui l'intervento diventa anche occasione di conoscenza della nostra storia e del 'saper fare' nell'oggi come nell'attualità". Esclusi dunque problemi di staticità? "Sì, la staticità della struttura non dà pensiero, inoltre è costantemente monitorata e i parametri rilevati sono confortanti: ha ben resistito a terremoti, variazioni climatiche ed altro Ora il restauro in corso, manca poco a finire, impedirà altri eventuali movimenti e distacchi". Un tema, quello dell'esemplarità, su cui pone l'accento anche Monica Bietti, Direttrice del Museo delle Cappelle Medicee. "L'intervento eseguito è esemplare delle conoscenze e delle capacità tecniche tutte italiane per le quali dobbiamo essere fieri. Maestranze esperte hanno affiancato i nostri tecnici e il risultato è un lavoro meraviglioso che da lontano non mostra segni d'intervento. Credo, senza paura di smentita, che questo intervento di restauro sia uno dei più importanti dell'ultimo ventennio e spero che rapidamente possano essere reperiti i fondi per portarlo a conclusione e poter riammirare la Cappella dei Principi nella sua maestosa possenza e splendore di marmi policromi". Già, i fondi. "Ne sono stati spesi grazie all'intervento pubblico oltre 2 milioni e 700 mila euro. Se avessimo ricevuto finanziamenti costanti da parte dello Stato i lavori sarebbero durati quattro o cinque anni", spiegato Marino e Vaccaro. "E tuttavia, è stato l'intervento pubblico a consentire tale complessa opera per la conclusione della quale servono ancora 750 mila euro". Una cifra per la quale i responsabili del museo che, con la riforma Franceschini sarà accorpato al Bargello, confidano di poter ottenere per la prima volta erogazioni private, grazie ai benefici fiscali ( che prevedono fino al 65 di detrazioni) previsti dalle nome sull'art bonus. Del futuro del Museo se ne dovrà occupare non appena sarà nominato il nuovo direttore-manager. "Nel frattempo spiega Paola Grifoni, segretario regionale del Mibact per la Toscana abbiamo dedicato la massima attenzione a questo luogo di sepoltura dei granduchi di Toscana, divenuto un museo visitato ogni anno da migliaia di turisti (oltre 317 mila le presenze lo scorso anno), superando da sei mesi con adeguati interventi le barriere architettoniche che non sono più un ostacolo per i disabili e dotandolo dei supporti video per la conoscenza dei luoghi inaccessibili". Le Cappelle Medicee, nascono come mausoleo della famiglia Medici, edificate come simbolo del potere della dinastia, poi dopo la loro scomparsa, si sono trasformate in un museo, definito anche uno "Scrigno di pietre dure". Dopo il concorso che vide prevalere il progetto di Matteo Nigetti e di Giovanni de' Medici su quello del Buontalenti e del Silvani, la costruzione fu condotta dal 1605 al 1640 dallo stesso Nigetti che ne completò la struttura al "grezzo". Successivamente i lavori subirono un forte rallentamento, fino a quando, nel 1740, l'ultima rappresentante di casa Medici, Anna Maria Luisa, l'Elettrice Palatina, intese completare l'imponente mausoleo affidando ai fratelli Ferdinando e Giuseppe Ruggieri il proseguimento dei lavori. Ciò che avvenne con notevoli cambiamenti alla fabbrica già realizzata dal Nigetti: realizzando in particolare su ogni lato della Cappella un'unica ampia apertura. Il modello ligneo conservato all'interno della Cappella descrive compiutamente il loro progetto che prevedeva il completamento della cupola con la spartitura del rivestimento in cotto con otto costoloni marmorei fino a concludersi in una lanterna che riproponeva sostanzialmente l'immagine della vicina cupola brunelleschiana. La morte nel 1743 dell'Elettrice Palatina lasciò incompiuto anche il progetto dei Ruggieri e tutti i lavori di completamento della fabbrica procedettero con estenuante lentezza, prima nel 1821 con la chiusura della cupola con un lanternino a vetri compiuto dal Cacialli, poi con la decorazione a fresco delle otto vele realizzata da Piero Benvenuti, direttore dell'Accademia di Belle Arti, infine con la pavimentazione in marmi policromi che iniziata nel 1874 dal Marchionni e conclusa negli anni '60 del Novecento dal Bartoli. Il detto fiorentino "sembra l'Opera del Duomo" riferito a lavori interminabili, è dunque applicabile anche alla Cappella dei Principi. Ma oltre che per la possente struttura, l'opera celebra il trionfo della manifattura fiorentina delle Pietre Dure per la ricchezza e il fulgore del suo interno. Anzi, il celebre Opificio, noto in tutto il mondo per l'eccellenza dei suoi lavori, fu costituito proprio per la realizzazione delle Cappelle. L'immagine e la suggestione di chi si trova nella vasta sala è di un'ampiezza maggiore di quella reale. Sulle pareti gli stemmi delle città del Granducato sedi di diocesi (Pienza, Chiusi, Sovana, Montalcino, Grosseto, Pisa, Massa di Maremma, Siena, Fiesole, Pistoia, Firenze, Borgo Sansepolcro, Volterra, Arezzo, Montepulciano, Cortona) realizzati in pietre dure e materiali pregiati (diaspri, alabastri, quarzi, lapislazzuli, coralli, madreperle) fanno da cornice ai cenotafi dei granduchi posti nelle edicole perimetrali. L'impressione definitiva è quella del potere e della magnificenza della casa Medici. Uno "Scrigno" di pietre dure, all'interno della cupola che affianca la celebre austera ed elegante Basilica di S.Lorenzo del Brunelleschi, che era la chiesa di famiglia Medici e che racchiude al suo interno la Sagrestia Nuova con le famose opere di Michelangelo, il quale aveva progettato anche la facciata della Chiesa. Un complesso unico e prezioso che richiede grande attenzione e adeguati mezzi. Adesso c'è da sperare in tempi brevi nell'intervento privato per completare l'opera di restauro della Cappella dei Principi.