È rifugio di clochard e drogati «Passano i sindaci tutto resta uguale» Rispuntano i graffiti sulle statue nel «cuore» di Napoli restaurato per l'arrivo a marzo del Papa Gennaro Di Biase Ci risiamo, riecco le scritte al Plebiscito. I lavori, sotto al colonnato, sono finiti da un paio di mesi. Per l'arrivo di Papa Francesco, a marzo, la piazza era stata riaperta ed era apparsa immacolata e splendente. Oggi regnano di nuovo il deserto, i graffiti, l'immondizia e i materassi. Sono loro che occupano il simbolo di Napoli. E con loro è tornata anche l'amarezza. Perché i nuovi graffiti sono freschissimi, sui restauri altrettanto freschi. E perché a quasi un anno di distanza dalla consegna delle domande di assegnazione dei locali del colonnato («circa 200», dicono dal Comune), la gran parte di essi resta vuota. Nulla ha potuto la bellezza della piazza di fronte alla volontà di «Alessia, Sara e Alfredo», tre ragazzini incivili, di imbrattare coi loro nomi il leone di fianco alle scale. Nulla ha potuto l'importanza storica della location al cospetto di chi, armato di bomboletta spray rossa, ha scarabocchiato il muro appena rifatto del portico scrivendoci sopra «Bif» a caratteri cubitali. «Questo graffito rosso è di poco fa dice Sergio Capolongo, titolare di Farina Co, la pizzeria che ha riaperto sul colonnato da pochi mesi dopo 2 anni di lavori Bif è il soprannome di uno dei ragazzini che frequentano il Plebiscito di sera. C'è una cattiva gestione della piazza. Qui ci vengono a giocare a pallone e a farsi gli spinelli. Il problema principale è l'isolamento. La libreria non ha mai riaperto dalla fine dei lavori. Tra pochi giorni probabilmente saranno imbrattati di nuovo anche i cavalli». Troppo tardi invece per i leoni, che sono quasi tutti già rivandalizzati da spray di ogni tipo. Al centro del colonnato c'è l'insegna, già distrutta con un calcio, che dovrebbe spiegare ai turisti la storia della basilica di San Francesco di Paola. Nell'emiciclo destro sono rimaste alcune transenne: una piccola area ancora cantierizzata delimitata da reti metalliche e legni. All'interno i clochard sono tornati a trovarvi rifugio: si vedono un materasso, qualche coperta e vari sacchi di immondizia. Il degrado, per chi cammina sotto il colonnato del Plebiscito, è forse più debole solo del senso di vuoto. Sembra un deserto metafisico in stile De Chirico, ma qui l'arte cede il posto alla desolazione. Porte e saracinesche sono più di venti. La maggior parte di esse è sbarrata. Tolti la pizzeria, il bar adiacente, un negozio di artigianato inaugurato da meno di un mese, un ufficio, l'associazione «Vittime incidenti stradali», è tutto off limits. L'archivio fotografico Parisio qui ha chiuso i battenti. Come mai c'è il niente invece delle botteghe di cui si era parlato a lavori in corso?. «I locali sono di proprietà della Prefettura spiega l'assessore all'Urbanistica del Comune, Carmine Piscopo Presto sarà firmato il protocollo per rendere i civici 6 e 7 un accesso diretto dalla piazza all'ipogeo. Vorremmo che il colonnato diventasse una vetrina delle migliori produzioni partenopee. La situazione è complessa e richiede particolare cautela. I locali dell'emiciclo destro sono ampi, al contrario di quelli dell'emiciclo sinistro che invece hanno una profondità ridotta». Proprio la questione della profondità dei locali potrebbe essere un ostacolo nel già complesso processo di assegnazione. La Prefettura, contattata giorni fa, sulle assegnazioni ha voce in capitolo e nei prossimi giorni fornirà risposta. La faccenda è ingarbugliata: sono molti gli enti coinvolti quando si parla del Plebiscito (Soprintendenza; Demanio, proprietario del camminamento; Prefettura, che detiene alcuni locali; Curia, che ha la basilica; Comune, che possiede il piano della piazza) e si è in attesa di capire se presto verranno assegnati altri spazi dei circa 12 ancora chiusi. «Anche noi, come altre attività prestigiose napoletane, di abbigliamento e oggettistica, facemmo domanda per aprire sotto al colonnato dice Arturo Sergio dello storico e vicino bar Gambrinus Il problema? Non si riesce a capire quale destinazione dare alla piazza. Sono passati tre sindaci e non cambia niente». La denuncia Chiuse la maggior parte delle vetrine sotto il colonnato: per riaprirle un anno fa furono consegnati 200 progetti. L'assessore: «Locali di proprietà della Prefettura» I monumenti Plebiscito, solo vandali e progetti al palo Riecco le scritte al Plebiscito. I lavori, sotto al colonnato della chiesa di San Francesco di Paola, sono finiti da un paio di mesi. Regnano di nuovo il deserto, i graffiti, l'immondizia e i materassi. Una situazione di nuovo d'emergenza nei controlli che si incrocia con lo stallo dei progetti. A quasi un anno di distanza dalla consegna delle domande di assegnazione dei locali del colonnato («circa 200», dicono dal Comune), la gran parte di essi resta vuota.
NAPOLI - La città, il degrado. Scritte sui leoni e niente botteghe così muore piazza Plebiscito
Il Plebiscito, piazza del cuore di Napoli, è stata occupata dai clochard e dai drogati. I lavori di restauro sono finiti da un paio di mesi, ma la piazza è ancora deserta e immondizia. I graffiti sono freschi e i locali vuoti. La Prefettura ha promesso di fornire risposta sui progetti di assegnazione dei locali entro pochi giorni. Il problema è che la piazza è stata occupata dai vandali e non si riesce a capire quale destinazione dare alla piazza. I sindaci passati non hanno cambiato nulla. La maggior parte delle vetrine sotto il colonnato è chiusa e non si sa quando potranno riaprire. La situazione è di nuovo d'emergenza e richiede particolare cautela.
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