Gualmini, vicepresidente della Regione: «Spesi 1,8 miliardi, la ricostruzione delle case è già al 60» «Siamo in attesa che il governo ci finanzi 800 milioni di euro da destinare ai beni culturali», ha spiegato Elisabetta Gualmini, vicepresidente della giunta Emilia Romagna, intervenendo ieri al convegno delle fondazioni emiliano romagnole. «Dopo il grande lavoro di Vasco Errani noi abbiamo creato un sito ad hoc aggiornato costantemente da cui si evince che finora i fondi destinati al sisma del 2012 sono pari a 1,8 miliardi di euro di cui un miliardo è servito per ripristinare le abitazioni cadute o lesionate. Siamo a quota 6O con la ricostruzione ed entro dicembre smantelleremo gli ultimi 400 moduli abitativi. Abbiamo ricostruito circa 15mila abitazioni, grazie soprattutto al nostro popolo che è particolarmente laborioso». Infine un ricordo personale della Gualmini: «Poco tempo fa - conclude - ho visitato un asilo completamente realizzato in legno a San Felice. Sono rimasta colpita perché i bambini con i loro disegni hanno contribuito alla sua costruzione: un bimbo lo voleva realizzato come una Ferrari, ossia bello, ma nel caso utile anche a scappare via velocemente». II tema dei beni culturali - edifici e chiese vincolate - fa discutere in questo anniversario. Una nota dolente, perché solo i118 dell'im-porto per il ripristino dei beni culturali immobili è stato assegnato. I progetti relativi ai beni culturali sono quasi tutti fermi ed è sufficiente fare un giro nella Bassa per notare la situazione: tutte le chiese storiche sono transennate e inagibili. Un aspetto positivo? Quello relativo alle opere d'arte mobili, dipinti, sculture, oggetti devozionali, pagliotti d'altare, sottratte alle macerie all'indomani del sisma e "curate" al Palazzo Ducale di Sassuolo, al cosiddetto Pronto soccorso dell'arte affidato a Marco Mozzo della soprintendenza di Bologna-Modena. Circa 2mila beni d'arte sono stati messi in sicurezza e ora stanno partendo i restauri. Il punto dolente invece lo riassume con don Mirko Corsini, delegato diocesano e della Conferenza episcopale Romagna per il sisma: «Per i beni vincolati c'è un iter molto complesso. Ne hanno fatto esperienza le parrocchie del cratere che hanno dovuto gestire le messe in sicurezza. Il problema è dovuto ai fondi: ci sono interventi che non sarebbero neanche immaginabili con i fondi parrocchiali. Se lo Stato non avesse riconosciuto le chiese come patrimonio storico-artistico su cui intervenire, non avremmo avuto la forza economica.