«La villa non è un albergo. non può ospitare profughi» Le anticipazioni della Soprintendente sulla vertenza che riguarda la dimora dei Lovaria All'attenzione della Procura gli affitti dei privati per dare alloggio ai migranti di Alessandra Ceschia Manca il cambio di destinazione d'uso, villa Lovaria non è strutturata per ospitare il gruppo di profughi. Questo il parere di Anna Maria Affanni, direttrice facente funzione della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, chiamata a stendere una relazione sull'ipotesi del trasferimento di 38 migranti nella dimora storica che rischia di trasformarsi in un centro di accoglienza. All'origine della vertenza il contratto di affitto stipulato fra Alessandro Viscovich, proprietario di una porzione di edificio, e il Comitato provinciale della Croce Rossa per un canone di 4.500 euro mensili per accogliere i migranti. Un atto impugnato dal conte Francesco Lovaria, proprietario, assieme alle sorelle Anna e Isabella e al fratello Andrea, del 60 per cento dell'immobile, che, assistito dal proprio legale di fiducia Maurizio Miculan ha presentato una denuncia querela. «In merito alla vicenda ragguaglia l'awocato Miculan fra il sostituto procuratore Viviana Del Tedesco che coordina le indagini e la soprintendente facente funzioni vi sono stati colloqui che profilano a breve una soluzione della vicenda. La Soprintendenza ha infatti preannunciato che ritiene non compatibile l'uso della villa vincolata per quella che sarebbe una destinazione alberghiera a tutti gli effetti. Del resto - osserva - si tratta di due appartamenti serviti da altrettanti bagni, una sistemazione del tutto inidonea per quel numero di persone». E mentre la Soprintendenza preannuncia un parere negativo al trasferimento dei migranti a Pavia di Udine si apre un'altra questione legata ai lavori che sarebbero stati avviati all'interno della villa. A parlarne è stato lo stesso Viscovich in un'intervista nella quale ha menzionato investimenti per 30 mila euro destinati alla messa in sicurezza dello stabile. Non risulta però che la Soprintendenza o il Comune abbiano autorizzato alcunchè. Eppure da11997 il bene è gravato da un vincolo che riconosce l'interesse storico-artistico al fabbricato e subordina all'autorizzazio-ne delle Belle arti ogni intervento. Se i lavori fossero stati avviati in assenza del parere obbligatorio, nei prossimi giorni potrebbe scattare una segnalazione alla Procura. (Al termine di alcuni accertamenti destinati a verificare se siano stati effettuati all'interno dell'edificio lavori a fronte dei quali non risulterebbero essere state rilasciate autorizzazioni nè da parte della Soprintendenza, nè da parte del Comune, ora si aprono diversi scenari - preannun cia l'awocato Miculan -: po trebbero infatti scattare sanzio ni penali e amministrative a se conda del tipo di lavori esegui ti, o potrebbe addirittura esse re disposto il sequestro parzia le dei lavori non autorizzati». Nel frattempo, la Procura in tende verificare un aspetto che potrebbe avere pesanti ricadute su tutte le sistemazioni decise per i migranti attraverso contratti di locazione stipulati con privati. Non solo a livello locale, ma su ben più vasta scala. Come possono infatti essere ospitate sulla base di un contratto di affitto persone che, non avendo ancora ottenuto lo status di rifugiati non sono legittimati ad assumere obbligazioni e responsabilità? Nè lo può fare un ente terzo visto che opera per conto altrui. La relazione della Soprintendenza sarà stesa al termine del sopralluogo programmato per oggi. Poi arriverà il momento delle decisioni. «A questo punto - ricapitola l'avvocato Miculan - o si procede all'annullamento della convenzione o non potrebbe che scattare il sequestro». Ungruppo di migranti per I qual( deve essere individuata una sistemazione