Trovato un affresco di Allori durante i lavori di ristrutturazione in un vecchio deposito. Non se lo aspettavano. Se lo sono trovato davanti mentre erano impegnati nel restauro di una delle innumerevoli sale gioiello di Santa Maria Nuova. Di quelle che nei secoli sono state cappelle, refettori, depositi. Puntavano a ripulire alcuni affreschi cinquecenteschi di Alessandro Allori raffiguranti i quattro evangelisti. Ma rimuovendo parte dell'intonaco anche dal muro non interessato dai lavori si sono trovati davanti un altro affresco, molto grande, che copre tutte le pareti ed è da attribuire allo stesso autore, apprezzato allievo del Bronzino. Probabilmente la pittura prosegue pure al piano inferiore, dove ci sono alcuni uffici della direzione sanitaria dell'ospedale, visto che il solaio presente oggi non c'era quando venne costruita la cappella. Erano molti anni che l'ospedale fiorentino di Santa Maria Nuova non consegnava un gioiello sconosciuto alla città. In tempi recenti si è lavorato sul restauro di opere magari rovinate o coperte ma sempre note. La scoperta è avvenuta tre mesi fa e solo in questi giorni i restauri stanno facendo capire quello che c'era sotto secoli di intonaco. La zona dove è comparsa l'opera attribuita ad Allori o alla sua scuola, si trova all'apice di quella che era la struttura a croce dell'area di ricovero maschile, verso via degli Alfani. La Cappella venne costruita nel 1575 in una posizione che potesse essere vista dai letti della corsia, così da permettere ai ricoverati di pregare. Si sapeva degli evangelisti ma non del disegno di una sorta di baldacchino retto da angeli che doveva dare risalto all'altare del Giambologna, opera che adesso si trova nella chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio. L'ospedale nei secoli è cambiato e quell'ambiente è stato utilizzato in vari modi. L'ultimo era un deposito, un'area dove pazienti e visitatori non possono entrare. E ora si cerca il modo per renderla visibile, una volta concluso il restauro. Resta anche da risolvere il noto del piano inferiore, dove ci sono quattro stanze utilizzate dall'amministrazione. Dalla Asl fanno sapere che la Soprintendenza ha intenzione di approfondire le ricerche e che alcuni studiosi hanno già dimostrato il loro interesse per la scoperta, fatta dalle restauratrici alle quali la Asl ha affidato nel 2014 il recupero del patrimonio pittorico e scultoreo di Santa Maria Nuova. L'ospedale da anni ormai ( anche troppi ) sta affrontando una ristrutturazione delle aree sanitarie ma visto che si tratta di una delle strutture sanitarie più antiche d'Europa, che contiene almeno 750 opere d'arte e tante ne ha a suo tempo donate a vari musei, si è approfittato dei lavori anche per restaurare il patrimonio artistico. A Santa Maria Nuova è già aperto un percorso museale sopra al nuovo ingresso. Ora i visitatori possono vedere vari crocifissi ma il progetto, come spiega Esther Diana, direttrice del centro di documentazione per la storia dell'assistenza sanitaria, prevede nei prossimi mesi l'apertura al pubblico anche dello spazio sopra la chiesa, che affaccia sempre sulla piazza, con altre opere di carattere religioso e reliquie. "Non si finisce mai di stupirsi di Santa Maria Nuova", dice Diana. Opere che erano nate per l'ospedale sono esposte in vari musei, come il "Cristo che mostra la piaga" di Dello Delli che si trova al Victoria and Albert museum di Londra o il trittico Portinari agli Uffizi, o un erbario alla Specola. Al patrimonio di Santa Maria Nuova bisogna aggiungere quello di San Giovanni di Dio a Borgo Ognissanti, altra struttura sanitria antica che vive un periodo di incertezza. L'azienda vorrebbe liberarsene ma non trova acquirenti che ne facciano un centro sanitario, come imposto da chi ha lasciato in eredità l'antico ospedale. Intanto quasi tutti gli ambienti sono deserti. Da domani, quattro opere d'arte della Ash saranno esposte al Palazzo Pretorio a Prato. Si tratta di un olio su tavola della fine del diciassettesimo secolo attribuito alla Bottega di Bartolomeo Bimbi e raffigurante "Cinque vasi di fiori (capoletti ) " proveniente dall'ospedale San Giovanni di Dio, mentre da Santa Maria Nuova sono stati messi a disposizione un Crocifisso in legno policromo del 1520 di Francesco da Sangallo, l'affresco staccato di 1 metro e 70 per 2 metri e 90 intitolato "Resurrezione" di Niccolò di Pietro Gerini, del 1385 e il "Ritratto del Conte Angiolo Galli Tassi", un olio su tela della seconda metà del diciannovesimo secolo di ignoto fiorentino, attribuito a Eufemio Grazzini.