LA MADDALENA. I ranger del corpo di vigilanza ambientale regionale e i funzionari degli assessorati all'Ambiente e all'Urbanistica sbarcano oggi a Caprera per verificare lo stato dei luoghi intorno alla tomba di Giuseppe Garibaldi e nell'area museale. Lo «scempio», dunque, approda ufficialmente sul tavolo della Regione, mentre è già in corso l'indagine conoscitiva da parte della procura della Repubblica di Tempio. Davanti agli occhi degli ispettori quel che resta degli ulivi secolari piantati dall'eroe dei Due Mondi e abbattuti lo scorso anno per fare posto a un manufatto in cemento del servizio antincendio, mai entrato in funzione, tra l'ira della pronipote Anita che ora minaccia di trafugare la salma del bisnonno per tumularla al Gianicolo, a Roma, dove già riposa la sua prima moglie, Anita Ribeira Da Silva. Gli ispettori hanno già fatto un censimento degli ulivi presenti fino alla costruzione della casamatta e oggi effettueranno un sopralluogo. La Regione, infatti, vuole capire se sono stati commessi abusi e in questo caso individuare le responsabilità. Lo stesso si accinge a fare l'amministrazione del Parco della Maddalena. Insomma, dopo le polemiche sullo stato di abbandono del compendio da parte dei discendenti di Garibaldi, il 2 giugno in occasione della cerimonia per la ricorrenza della morte del condottiero, la macchina amministrativa si è messa in moto. Tutta la documentazione che verrà raccolta in queste settimane, verrà trasmessa, per competenza, alla procura della Repubblica di Tempio. Spetterà poi ai magistrati acquisire altri elementi utili all'indagine: dai documenti della soprintendenza ai Beni archeologici di Sassari a quelli del Corpo forestale dello Stato, che ha prescritto la messa a norma dell'impianto antincendio, al ministero dei Beni culturali, che avrebbe ricevuto una relazione informativa, fino all'amministrazione comunale di La Maddalena, il cui ufficio tecnico avrebbe dato parere negativo alla costruzione del manufatto. Ulivi sradicati a parte, tutto il compendio garibaldino si trova in una situazione di incuria e degrado preoccupante: la vegetazione è soffocata da giganteschi pini marittimi e dai rovi, i tre pozzi voluti da Garibaldi per il recupero delle acque piovane si sono trasformati in un ricettacolo di rifiuti, e i cinghiali allo stato brado hanno scavato un grande fossato dove ristagna l'acqua di un depuratore. Una situazione insostenibile per Anita e per Giuseppe Garibaldi. «La memoria di un eroe non si può offendere protesta la pronipote tantissime persone mi hanno telefonato infuriate sollecitando un mio intervento: lo farò». Con piglio provocatorio e battagliero da vera «camicia rossa», la pronipote di Garibaldi si è detta pronta a «trafugare» la salma del condottiero così come, a suo tempo, quella di Anita era stata trasferita da Nizza a Roma.
Oltraggio all'eroe dei Due Mondi
I ranger e i funzionari dell'Ambiente e dell'Urbanistica sbarcano a Caprera per verificare lo stato dei luoghi intorno alla tomba di Giuseppe Garibaldi e nell'area museale. Lo scempio è stato denunciato e l'indagine conoscitiva è in corso. La Regione vuole capire se sono stati commessi abusi e individuare le responsabilità. L'amministrazione del Parco della Maddalena si accinge a fare un sopralluogo. La documentazione raccolta verrà trasmessa alla procura della Repubblica di Tempio. Gli ulivi secolari piantati da Garibaldi sono stati abbattuti per fare posto a un manufatto in cemento del servizio antincendio, che non è mai entrato in funzione.
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