Dopo sedici anni, la Corte d'Appello stabilisce che l'isolotto al largo di procida torni ai discendenti di Domenico Scotto Lachianca Un cambio di guardia storico. Avvenuto dopo sedici anni di battaglie legali e ricorsi. Vivara, l'isolotto a poche bracciate da Procida (a cui è collegato da un ponte tubi per il trasporto dell'acqua, recentemente adattato alla pedonalizzazione) ha un nuovo proprietario, come annunciato dal "Tg Procida". Sì, perché, oltre ad essere una riserva naturale statale dal 2002, presieduta dall'imprenditore Maurizio Marinella, l'area è da sempre proprietà privata. Nel 1940 è stata ereditata dall'ente morale Albano Francescano (oggi presieduto su nomina della Regione da Emilia Carannante) che, nel 2012, ha tra l'altro finanziato i lavori di messa in sicurezza degli sparuti immobili sull'isolotto, quasi tutti risalenti all'epoca borbonica. Il proprietario precedente di Vivara era Domenico Scotto Lachianca, medico locale e armatore che trasformò il posto in una stretta e lunga distesa di vitigni e frutteti. Ed è proprio ai suoi discendenti, impugnatari del testamento nel 1999 che, secondo una sentenza della Corte d'Appello di Napoli, spetterebbe l'eredità dell'isola, un luogo magico e incontaminato, tutt'oggi precluso a visite di turisti e dei procidani stessi, nonostante compaia nell'elenco delle 146 riserve naturali di Stato. L'impasse nasce proprio dai lunghi e complessi cavilli burocratici che tutelano, ma spesso strozzano, ogni proposta o attività di un piano di gestione dell'isolotto da parte degli enti gestori. Che sono ben cinque, diretti o indiretti, per una striscia di terra lunga meno di mezzo chilometro quadro. Dall'ente proprietario Albano Francescano, alla Regione (proprietaria del ponte di tubi, lungo poco più di cento metri), al Comune di Procida (sotto la cui giurisdizione rientra, naturalmente, anche Vivara) e alla Soprintendenza ai Beni architettonici, che tutela le piccole costruzioni. Per non parlare del ministero all'Ambiente, che gestisce l'oasi naturale, d'intesa coi proprietari. Ci troviamo di fronte, quindi ad un caso più unico che raro di riserva statale in una proprietà provata, mai espropriata. Le lunghe trattative per un piano di gestione di Vivara dal punto di vista turistico si perdono negli anni, in lungaggini e tira e molla. "Se davvero la sentenza del Tribunale avrà effetto, potranno cambiare molte cose - dice Roberto Gabriele, presidente dell'associazione Vivara, nata nel 1997 per la tutela e promozione del luogo - Un conto è infatti dover dialogare ogni volta con un intero Consiglio di amministrazione, come avveniva con l'Albano Francescano. Un altro è poter parlare con un solo privato, nuovo proprietario del luogo". La storia, però. non è del tutto nuova. Gli eredi, infatti, hanno vinto in primo grado e appello, ma la Cassazione ha annullato la sentenza nel 2008, rimandandola alla Corte d'appello. Che gli ha nuovamente dato ragione. "Le motivazioni di questa causa - spiega Mariano Cascone, avvocato e presidente della Fondazione Albano Francescano dal 2008 al 2013 - sono dovute al fatto che, secondo la tesi degli eredi, le clausole della donazione originale del 1940 non sono mai state del tutto adempiute". Il testamento sanciva infatti che oltre ai nove membri originari del Consiglio di amministrazione del bene, in maggioranza religiosi, ne fossero nominati altri sei, laici, dal sindaco di Procida. "Cosa mai avvenuta - prosegue Cascone - Io stesso convocai una riunione nel 2012 del cda per ottemperare a questa volontà testamentaria. Ma si concluse con un solo voto a favore, il mio, seguito addirittura da relativa richiesta di mie dimissioni, solo perché avevo osato proporre la questione". Di diversa opinione Vincenzo Capezzuto, sindaco di Procida: "Pur non avendo diretta legittimità in una causa del genere, riteniamo opportuno - dichiara - intervenire contestando la richiesta degli eredi. L'ente Albano Francescano avrebbe dovuto e secondo noi ancora può, resistere in maniera più forte, eccependo almeno l'intervenuta usucapione del bene". Ora come ora, Vivara torna dunque ai Lachianca. Che, ovviamente, visti tutti i vincoli che garantiscono la salvaguardia dell'isola, non potranno disporre del terreno a loro piacimento. Un futuro tutto nuovo può quindi attendere quel quarto di luna di rocce, erica e mirto, nel mare tra Procida e Ischia. Sperando che, prima o poi, la riserva naturale dello Stato italiano venga aperta anche agli altri italiani.
la Repubblica
22 Maggio 2015
Cambiano i proprietari di Vivara: un nuovo futuro per l'isola riserva di Stato
PA
Paolo De Luca
la Repubblica
La Corte d'Appello di Napoli ha stabilito che l'isolotto di Vivara, a poche bracciate da Procida, torni ai discendenti di Domenico Scotto Lachianca, medico locale e armatore che l'aveva trasformata in una distesa di vitigni e frutteti. La sentenza segna la fine di 16 anni di battaglie legali e ricorsi. Vivara è stata una riserva naturale statale dal 2002, ma è stata sempre proprietà privata. Il proprietario precedente era Domenico Scotto Lachianca, che ha lasciato un testamento che ha creato un impasse tra gli eredi e gli enti gestori.
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