Caola (Adamello-Brenta): solo slogan. Zortea (Paneveggio): serve equilibrio «Sui parchi naturali va trovato un equilibrio». Ne sono convinti i presidenti dei parchi Adamello Brenta e Paneveggio. Zortea: bisogna trovare la giusta misura tra conservazione e sviluppo. Critico Caola: «I politici non si informano». TRENTO. «In questi anni abbiamo lavorato molto per far "digerire" il parco, per far capire che non è un vincolo ma un'opportunità di crescita, un laboratorio. Non è vero che manca informazione: noi ne facciamo parecchia». Antonio Caola non l'ha presa bene. Di fronte al dibattito avviato in questi giorni sulla situazione delle aree protette in Trentino (Corriere del Trentino di ieri), il presidente del parco Adamello-Brenta lascia trasparire una certa amarezza. «Sono rimasto basito dalle dichiarazioni che ho letto» dice Caola. Che parte dalla richiesta dell'Osservatorio spontaneo sul rispetto per l'ambiente di modificare la legge per avere alla guida degli enti persone «motivate e preparate». «Svolgo questo ruolo dice Caola da vent'anni, 15 da membro di giunta e 5 da presidente. Non ho un titolo di studio specifico, sono commerciante. Ma lavoro con passione, di sicuro non per lo stipendio: percepisco 460 euro netti al mese, gli assessori della giunta del parco 150 euro netti al mese. E di risultati ne abbiamo ottenuti». Il presidente ci tiene a indicare la sua visione: «Ho improntato la mia presidenza sulla partecipazione e la condivisione. Oggi il 69 di chi sceglie la Rendena per le ferie lo fa perché c'è il parco. Vuol dire che abbiamo lavorato sull'informazione e sul coinvolgimento. Con un ritorno economico di 40 milioni in un'estate. Chi non si informa, invece, sono i politici». L'affondo è rivolto a Luca Zeni (Pd), ma non solo: «Usano l'ambiente come slogan, ma poi si vedono poco». A ottobre scadranno i cinque anni del mandato di Caola: «Ma molti Comuni della zona sono impegnati nelle fusioni. È opportuna una proroga». Proroga di cui parla anche Giacobbe Zortea, presidente del parco di Paneveggio. Che per indicare la sua idea di area protetta insiste su un termine: equilibrio. «Di fronte alle varie posizioni che ho letto in questi giorni osserva Zortea credo di poter dire che la verità stia nel mezzo. Da un punto vista sociale e ambientale non è giusto lasciare che la natura prenda gli spazi senza che il territorio venga gestito. Ma dall'altra parte non si può nemmeno sostenere che il paesaggio è monetizzato solo quando ci sono, ad esempio, delle piste da sci. Io abito sotto le Pale di San Martino. Lì in cima non ci sono piste, non ci va nessuno, ma quando le guardo dalla finestra penso che siano un valore così come sono. In questo senso credo sia importante trovare un giusto equilibrio tra la conservazione e lo sviluppo, purché sostenibile». Anche perché, prosegue il presidente, i turisti non scelgono il Trentino solo per attività come lo sci. «Dai questionari che abbiamo somministrato ai turisti invernali ricorda emerge che chi viene da noi non lo fa necessariamente per sciare, tantomeno per trovare chilometri e chilometri di piste. Lo fa per il territorio, per trovare un ambiente di qualità». Anche sulla base di questi dati, il parco in questi anni ha impostato il nuovo piano, che al termine di un percorso lungo e articolato ora attende solo il passaggio in giunta provinciale. «Nel nuovo piano sintetizza Zortea abbiamo ridotto le aree sciabili, perché si trovavano all'interno di habitat pregiati. Ne abbiamo discusso anche con gli impiantisti, portando le nostre ragioni. In sostanza, se queste aree non sono state sfruttate e attivate nemmeno negli anni del boom dello sci da discesa, probabilmente non verranno attivate nemmeno in futuro». Un ragionamento che all'inizio non è piaciuto agli impiantisti: «Alla fine, però, anche loro hanno dato parere positivo» spiega il presidente. Che traccia una differenza tra Paneveggio e l'Adamello-Brenta: «L'impostazione della variante di parco del parco Adamello-Brenta è stata più soft. Conosco Caola e con lui ho un ottimo rapporto. Ma lui ha avuto più pressioni da parte del territorio per poter fare certi ragionamenti». Anche se, prosegue subito, «l'damello-Brenta è un modello per alcune iniziative, come ad esempio la "qualità parco": anche noi vogliamo ottenere la Carta europea del turismo sostenibile e speriamo di riuscirci entro l'autunno». Zortea chiude la porta con forza, invece, al progetto di «parco dei cervi» di Patascoss: «Se il recinto viene fatto per un motivo preciso, come la salvaguardia degli animali feriti, ha un senso. Ma non per i turisti: per chi viene in Trentino è decisamente meglio poter vedere gli animali nel loro habitat, magari organizzando delle gite anche alla mattina presto. Non in un recinto».
Trentino. Parchi, politici sotto accusa
Il presidente del parco Adamello-Brenta Antonio Caola ha espresso amarezza per le dichiarazioni che ha letto sulle aree protette in Trentino. Caola ha criticato i politici che non si informano e ha sottolineato l'importanza di trovare un equilibrio tra conservazione e sviluppo. Il presidente del parco di Paneveggio Giacobbe Zortea ha invece sottolineato l'importanza di trovare un equilibrio tra conservazione e sviluppo, anche per garantire la gestione del territorio. Zortea ha anche sottolineato l'importanza di ridurre le aree sciabili e di attivare le aree non utilizzate negli anni del boom dello sci.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo