Le cronache di questi giorni sono la cartina di tornasole di un assunto ormai incontrovertibile: nessuno dei candidati alla guida di Palazzo Santa Lucia è interessato ai temi della cultura e del turismo. Non ne parlano o, nel migliore dei casi, li liquidano con iniziative-spot prive di qualunque contenuto programmatico. Tra le tante slide che Caldoro mostra in giro per glorificare i (presunti) successi della sua amministrazione non ce n'è una dedicata a tali questioni. E non potrebbe essere altrimenti, visto il bilancio fallimentare della sua gestione: la chiusura del Trianon, il commissariamento del Festival di Ravello, l'opaca vicenda dei concorsi al Mercadante, il grottesco braccio di ferro per ottenere il controllo della governance al San Carlo e via di seguito. Di fronte a un simile disastro, qualunque avversario avrebbe gioco facile nell'indicare un'alternativa. Invece nulla. Perché nulla valgono le incursioni propagandistiche di Vincenzo De Luca essendo scollegate dalla visione complessiva di un settore che innerva l'intero corpo della regione: dall'economia alla civiltà della nostra convivenza. Per raggiungere questo risultato avrebbe dovuto mettere al lavoro un trust di intelligenze e professionalità (l'antitesi del modello ghe pensi mi , ci penso io, a metà tra lo sceriffo meridionale e il cummenda milanese) in grado di realizzare un progetto articolato in pochi punti. Quali? Ecco un breve memorandum riassunto per capitoli. Può essere utile (per confutarlo o arricchirlo) non soltanto a De Luca, ma a tutti i candidati. Purché si discuta di cultura almeno in questi ultimi giorni di campagna elettorale. 1) Va bene lo spoil system , a patto che il posto dei «raccomandati con ricevuta di ritorno» venga affidato a professionisti che si identificano con un disegno strategico condiviso. Escludere, se possibile, docenti universitari e altre figure che possano portare in dote conflitti d'interesse. 2) Valorizzare la rete diffusa di esperienze presenti sul territorio, mettendole a sistema. Finora sono state sepolte dalla prepotenza (politica ed economica) delle grandi istituzioni culturali che hanno drenato ogni possibile fonte di finanziamento per tenere in piedi carrozzoni (spesso) privi di una mission artistica di qualità. 3) Creare connessioni virtuose tra cultura e turismo. Un esempio: perché non realizzare, all'interno del porto, un museo interattivo sulla canzone napoletana destinato (in primo luogo) ai crocieristi? 4) Fare in modo che i fondi europei non finiscano dispersi tra cento sagre della salsiccia o, peggio, vengano utilizzati per foraggiare la programmazione ufficiale (e non progetti speciali) nei grandi enti culturali. Si spendano davvero per la formazione dei giovani con la creazione (ad esempio) di un'accademia per le performing arts e di un centro per la cinematografia e la fiction televisiva, settori nei quali un tempo Napoli era all'avanguardia. 5) Avviare una riflessione sull'uso dei fondi (europei e non) destinati a siti come gli scavi di Pompei, Ravello e i Campi Flegrei. Cosa impedisce di realizzare in queste meravigliose cornici iniziative culturali di livello internazionale, capaci di fare da volano per nuovi flussi turistici e produrre economia? Ovviamente l'elenco potrebbe continuare a lungo. Anzi, si spera che qualcuno dei candidati lo renda più nutrito o lo stravolga con idee di segno opposto. Tutto è meglio del silenzio.