E'VENUTO a mancare proprio pochi giorni dopo l'inaugurazione della grande mostra antologica che il Maxxi gli ha dedicato, Giancarlo De Carlo. Le ragioni dell'architettura. L'architetto genovese, da tempo ammalato di mieloma, è morto a Milano a 85 anni. Era l'ultimo esponente del Team X, gruppo che aveva ereditato in modo critico il razionalismo. Personalità forte e poliedrica, interprete di una visione sociale e "partecipata" dell'architettura, De Carlo era stato animatore di accesi dibattiti e agitatore di coscienze. Nel suo curriculum, sono molte le tappe che lo hanno imposto tra le figure più stimolanti della progettazione sia in Italia che all'estero: i centri universitari di Urbino, Siena, Pavia, Catania; diversi piani regolatori; le case popolari di Terni (il Villaggio Matteotti) e Mazzorbo, nella laguna veneta e, da ultimo, un progetto per Beirut, ancora in fieri. Pio Baldi, direttore della Dare (la Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanee) che ha promosso la mostra, ha definito De Carlo «un maestro riconosciuto del '900, una sorta di ponte tra il secolo appena concluso e quello appena iniziato, tra il moderno e il contemporaneo, tra il presente e il futuro». Un altro grande genovese, Renzo Piano, ne ha fatto un elogio ammirato nel catalogo, scrivendo: «Un architetto viene educato sin dai primi studi al dialogo con la gente, allenato a esplorare la città, a cercare la sfida con la scienza, a costruire il proprio linguaggio nella ricerca. Giancarlo è stato una delle persone che mi hanno maggiormente guidato su questa strada. Da lui ho imparato che non ci sono formule, che non ci sono stili che ingabbino la tua libertà». De Carlo ha ricevuto molti riconoscimenti all'estero (l'ultimo, nel 2004, a Parigi), diverse lauree honoris causa e premi in tutto il mondo. Era stato presidente dell'accademia di San Luca dal 2000 al 2002 e, di recente, gli era stata conferita la Medaglia d'oro per la cultura dal Presidente Ciampi.