Era dagli anni Settanta che Milano non vedeva esempi di mecenatismo così importanti. Dai tempi degli Jucker e dei Boschi Di Stefano. E, in assenza dell'auspicata galleria pubblica di arte contemporanea, è il Museo del Novecento a beneficiare di generosi lasciti che arricchiscono il patrimonio collettivo: tre donazioni negli ultimi mesi. Di diversa entità, ma tutte che fanno virare l'Arengario verso il presente mutandone la fisionomia. Valore complessivo? Un milione di euro o due? Diciamo inestimabile. La prima donazione è stata di Vanessa Beecroft, che ha offerto il video «VB65», frutto di una sua performance del 2009 al Pac. Poi ecco i 21 pezzi di noti protagonisti della scena italiana attuale donati da Acacia (Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana), esposti con altri capolavori fino al 13 settembre nella mostra «Un museo ideale» con effetti di stimolante contrappunto: Mario Airò nella Sala del Futurismo, Marzia Migliora accanto a Fausto Melotti, Luca Trevisani a confronto con il «Neon» di Fontana, il «Dito» di Cattelan vis-à-vis con Piero Manzoni. Il terzo dono è il più consistente. Straordinariamente consistente: si tratta di 640 opere di autori internazionali del periodo tra gli anni Sessanta e Ottanta del secolo scorso, collezionate da Mario Bertolini e lasciate al Museo in accordo con le sorelle. Bertolini, medico dentista, vive a Breno in Valcamonica. Ma con Milano ha sempre avuto un rapporto speciale. «Mi sono trasferito da Padova per studiare medicina, mi sono laureato qui. Ma soprattutto qui ho potuto realizzare la mia passione per l'arte: c'erano le gallerie più all'avanguardia e tanti artisti innovatori con cui ho stretto amicizia. Ho acquistato quasi tutto a Milano e ho pensato che a Milano le opere dovessero ritornare. Nella speranza che la mia donazione dia una spinta alle creazione di un nuovo spazio museale per la contemporaneità, che manca». Collezionava con un criterio? «Certo: documentare quello che avveniva di nuovo nel panorama artistico, nei limiti del possibile. Mi hanno aiutato nelle scelte personalità importanti come Marconi, Toselli, Ala, Cannaviello». Che cos'è il collezionismo? Sorride. «Il collezionismo è un demone che ti divora. E il collezionista è una persona egoista, tiene il bello per sé e i suoi amici. Ma alla fine ha la possibilità di riscattarsi donando, dovrebbero farlo tutti». Intanto lo ha fatto lui, con generosità e semplicità straordinarie, sottotraccia. Aspettando che il Museo si espanda per esporre le novità, probabilmente allargandosi verso Palazzo Reale, un centinaio dei pezzi regalati da Bertolini sono visibili fino al primo novembre nella mostra «Nuovi arrivi» a cura di Cristina Baldacci e Danka Giacon. Tre i nuclei della donazione messi in evidenza: pop art, minimalismo e arte concettuale, neoespressionismo. Un nuovo percorso da scoprire a spasso tra artisti come Hamilton, Warhol, Blake, Schifano, Buren, Aricò, Agnetti, Baldessari, Baselitz, Kiefer, Lassnig e molti altri artisti (via Marconi 1, euro 53, gratuito fino a 24 anni, www.museodelnovecento.org).
Milano. Il dolce risveglio dei mecenati al Museo del 900
Il Museo del Novecento di Milano ha ricevuto tre donazioni importanti di opere d'arte. La prima è stata di Vanessa Beecroft, che ha donato il video VB65 del 2009. La seconda è stata di Acacia, che ha donato 21 pezzi di artisti italiani attuali. La terza e più consistente donazione è stata di Mario Bertolini, che ha lasciato al Museo 640 opere di artisti internazionali del periodo tra gli anni Sessanta e Ottanta. Le opere di Bertolini sono state acquistate con un criterio di documentazione del panorama artistico e sono state selezionate con l'aiuto di personalità importanti. Il Museo ha già esposto alcune delle opere donate e altre saranno visibili fino al primo novembre.
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