Inaugurata la struttura al parco Sempione. Protesta in maschera del comitato di residenti Inaugurato il Teatro Continuo Burri al parco Sempione. E anche la protesta di chi ne ha osteggiato la ricostruzione diventa una performance. Figure con maschera di Pierrot sfilano in silenzio mentre il presidente della Triennale Claudio De Albertis e l'assessore alla Cultura Filippo Del Corno illustrano il palinsesto che per tutta l'estate e il periodo di Expo animerà il palco all'aperto. Ieri sera il primo spettacolo. E sul sagrato Tinguely aveva dato fuoco a un monumento fallico alto 11 metri. Il sindaco riceveva proteste da vescovo e monarchici, ma Milano occupava il centro della scena artistica europea conquistato dagli anni 50 e 60 grazie a «pazzi» come Lucio Fontana, Piero Manzoni e Yves Klein. I giovani, contestatori e non, si incontravano nei cineforum, nelle assemblee, nelle piazze. La libertà, cantava Gaber, era partecipazione. Gli artisti donavano i loro lavori alla città e pensare a un teatro, da parte di Burri, fu un'intuizione geniale: era un'opera d'arte non elitaria, partecipativa e di creatività collettiva. Poi ci fu il «riflusso». Vennero i centri commerciali, le discoteche, le modelle, gli apertivi, l'«edonismo reaganiano». Gli artisti, a Milano, furono linciati da un perbenismo becero. Il teatrino di Burri rimosso con le ruspe per il decoro urbano; la fontana di De Chirico lasciata andare in malora; la scultura del «Grillo Mediolanum» di Ontani messa alla pubblica gogna su un palco eretto in corso Buenos Aires sotto la scritta «L'incompreso». Anche i tre manichini di Maurizio Cattelan appesi alla quercia di piazza XXIV Maggio suscitarono una bagarre politica, insulti e un ferito in ospedale. Ora, quasi 30 anni dopo la distruzione, il ripristino del Teatro Continuo di Burri rappresenta la speranza del ritorno di Milano alla vocazione di laboratorio culturale. Come i teatri greci costruiti nel paesaggio; come la finestra prospettica di Leon Battista Alberti che inquadra l'Arco della Pace e il Castello, il Teatro di Burri è la scena della civitas. È la comunità che rappresenta se stessa su un palco libero, accessibile, pubblico. È il segno di un ritorno alla città come partecipazione.