L'assessore Gilmozzi respinge le accuse. Recinto dei cervi, gli animalisti attaccano Sì agli investimenti ma non ai «parchi fortino». Così Mauro Gilmozzi risponde a Zeni e Toffolon. L'assessore annuncia la convocazione di una conferenza di informazione. TRENTO. «Dire che bisogna investire nella tutela dell'ambiente e nelle aree protette è giusto: è un concetto che condivido. Ma non si può sostenere che non abbiamo fatto nulla». Mauro Gilmozzi scorre le riflessioni del consigliere provinciale del Pd Luca Zeni e del presidente di Italia Nostra Beppo Toffolon sulla situazione dei parchi naturali (Corriere del Trentino di ieri). E maschera bene la punta di irritazione. «Da queste dichiarazioni osserva l'assessore provinciale all'ambiente capisco che è necessario attivare un momento di informazione per comunicare ciò che abbiamo fatto in questo settore». Di qui l'annuncio: «Mi impegno fin da ora a convocare una conferenza di informazione sul tema delle aree protette e della tutela del territorio. E a cogliere tutti i suggerimenti che arriveranno». Assessore Gilmozzi, Zeni e Toffolon invocano una riflessione sulle aree protette e chiedono di recuperare la visione originaria dei parchi. È d'accordo? «Sono d'accordo sul fatto che le aree protette rappresentano un fattore di sviluppo sul quale il Trentino deve puntare: penso alle aree protette, che sono circa il 30 del territorio provinciale, ma anche ad altre iniziative come le Dolomiti patrimonio dell'Unesco, la nascita delle reti delle riserve, il prossimo riconoscimento di riserva della biosfera che sarà assegnato a breve alle Alpi Ledrensi con una cerimonia a Parigi. È giusto dire che in questi settori è opportuno investire. E lo stiamo facendo. Ne è un esempio il progetto "TurNat", che punta a mettere in atto una strategia di valorizzazione delle aree protette garantendo un uso consapevole delle risorse territoriali con progetti sostenibili. Diversa è la questione relativa al richiamo agli anni Ottanta: ecco, questo non lo condivido per nulla». In che senso? «La visione passatistica del parco come "fortino" è superata e intollerabile. Il nuovo approccio che abbiamo introdotto con la legge 11 del 2007 passa dal vincolo allo sviluppo equilibrato, dalla logica del fortino a quella del laboratorio. Abbiamo favorito la partecipazione dal basso, coinvolgendo 70 Comuni e 7 Comunità di valle. Abbiamo costituito sette reti delle riserve, da quella del Baldo a quella di Cembra. E a breve arriverà l'ottava, nell'Alto Noce. Per le reti delle riserve abbiamo investito 2,5 milioni. Questo è il risultato di otto anni di lavoro, di investimento in cultura, formazione, educazione». E si proseguirà in questa direzione? «Non condivido l'idea del parco vietato, con vincoli calati dall'alto. La strada che abbiamo imboccato è quella di un parco dove la conservazione è vissuta come un momento di partecipazione e cultura, dove la tutela rappresenta la chiave dello sviluppo, dove conservazione e sviluppo sostenibile fanno parte di un unico processo. In questo modo siamo passati dalla diffidenza verso queste aree al protagonismo convinto, dalla sfiducia alla fiducia, dalla chiusura all'opportunità di sviluppo, tenendo conto che noi non abbiamo a disposizione gli spazi naturali dei parchi degli Stati Uniti e del Canada. Abbiamo le Alpi, un territorio straordinario e vissuto. Per questo dico che tornare alla logica degli anni Ottanta sarebbe sbagliato. Tanto più che la nostra prospettiva è in linea con le parole chiave dell'Unione europea». Eppure ci sono episodi che hanno coinvolto aree protette e che hanno fatto discutere non poco negli ultimi mesi. Dal caso, eclatante, di Serodoli fino alla vicenda più recente delle esercitazioni militari in val di Tovel. «Agli impianti di Serodoli abbiamo sempre detto di no. Mentre per quanto riguarda le esercitazioni militari si parlava di una scialpinistica. Certo, ci sono delle questioni sulle quali anch'io sono contrario». Ad esempio? «Non condivido l'idea di mettere dei cervi in un recinto, come è stato prospettato a Pinzolo. Ma da qui a liquidare tutto il lavoro che abbiamo fatto con un "non si fa nulla" ce ne passa». L'Osservatorio spontaneo sul rispetto per l'ambiente sollecita una modifica della legge per fare in modo che chi guida i parchi sia motivato e preparato. «Nella rete delle aree protette provinciali le decisioni vengono prese da tutti i soggetti interessati. Non possiamo allargare di più: i nostri parchi sono i più partecipati in assoluto». Si confronterà con Zeni e Toffolon? «Di più. Mi impegno a convocare una conferenza di informazione su questo tema e a cogliere tutti i suggerimenti che arriveranno. Voglio che si sappia ciò che la Provincia sta facendo».