E uno. Il primo librone con i commenti dei visitatori della Carrara in meno d'un mese è agli sgoccioli. E va letto. Perché dopo gli illustri pareri degli esperti è utile avere anche il polso della gente comune. Sentire cosa dice, cosa pensa e cosa prova passando attraverso 28 sale e oltre 600 opere d'arte per troppi anni precluse alla vista del pubblico. Il bilancio è immediato. È un plebiscito: tutti, o quasi, pazzi per la Carrara. Ognuno lo è a modo suo. In certi momenti sembra di sfogliare il diario di una liceale innamorata. Niente cuoricini, ma superlativi, e punti esclamativi a raffica. «Oh» di meraviglia ed espressioni di sorpresa sono attribuibili a italiani o stranieri che della pinacoteca non conoscevano nemmeno l'esistenza. Il pubblico di Bergamo è tornato nelle sale in punta di piedi, in piena tempesta emotiva, con qualche scivolone nella commozione pura. Lacrime di gioia e rabbia insieme. Dal rimpianto per una chiusura che doveva essere di 2 anni ed è stata di 7, all'orgoglio per il ritorno della città nella serie A della cultura. In ossequio al culto orobico per il mattone si coglie un forte plauso per l'opera muraria. Ma c'è chi segnala come più importante novità della riapertura non tanto la ristrutturazione dell'immobile, costata 12 milioni di euro, quanto il restauro e la pulitura dei dipinti, riportati al loro splendore originario a un prezzo 100 volte inferiore. «L'ho già visitata tre volte dice un pensionato milanese, chino sul libro dei commenti e al di là delle singole opere mi colpisce l'insieme, un'esplosione di luce, oro e colori che non ho mai visto in nessun museo». In un oceano di lodi, affiorano anche le critiche. Riguardano soprattutto l'esecuzione dei lavori e l'allestimento. Alcune, più concrete e motivate meritano di essere riportate in dettaglio. Didascalie terra terra I cartellini dei quadri sono terra terra, non per qualità di contenuti, ma per altezza dal suolo. Le informazioni su autore, titolo dell'opera, data di realizzazione, riferimenti storici e critici sono al di sotto dei quadri. Ma molto al di sotto, forse troppo. I testi partono mediamente da un'altezza di circa mezzo metro e basta una descrizione di 10 righe per arrivare a 30 centimetri da terra. Con una statura di media di circa 1,70 per l'Italia e di 1,80 per i Paesi nordici, i visitatori che guardano un quadro e vogliono sapere chi l'ha fatto e cosa rappresenta, sono costretti a un continuo su e giù. Ripetuto 600 volte, tante sono le opere esposte, l'esercizio più che forme estatiche tipo sindrome di Stendhal, può produrre forme sciatiche fino al ko da colpo della strega. Intanto, in un compromesso tra arte e artrite, si diffonde la visita sit-in, seduti in terra, a gambe incrociate, per avere in un unico colpo d'occhio l'opera e il relativo cartellino. Svista panoramica All'ultimo piano, il cubo in vetro sul retro della pinacoteca è a detta degli specialisti l'elemento architettonico di maggior modernità della nuova Carrara. Racchiude un'Andromeda di Pietro Bernini e di tutto il percorso espositivo costituisce l'unica proiezione sull'esterno. Peccato però per l'esterno, perché il panorama che si spalanca al visitatore è un'apoteosi del brullo e del brutto. Quello che una volta era il giardino della scuola di Belle arti, in 7 anni di cantiere è stato ridotto a un campo di motocross. Una duna spelacchiata su cui proliferano erbacce alte un metro, costellata da sedie rotte, attrezzi agricoli e detriti. L'accordo a inizio lavori era che l'area verde davanti alla scuola sarebbe stata riportata al suo decoro originario, eliminando i cumuli di terra abbandonati dal cantiere. Ma per mancanza di fondi è arrivato il contrordine. È stato deciso di lasciar tutto così com'è, chiedendo agli studenti un contributo d'idee per la sistemazione del giardino. Ma, erba o idee, qualcosa fatica a germogliare. Accostamenti infelici Andrea Fantoni è una gloria della scultura bergamasca e per la prima volta entra alla grande nel percorso espositivo attraverso la donazione di Federico Zeri, che aveva collezionato legni e terrecotte del maestro di Rovetta e della sua bottega. A parte un'installazione monumentale, le opere giustamente sono state riunite in un'unica sala. Peccato che al centro sia stata collocata una scultura di anonimo senese del '500 e non si capisce il perché. È diversa l'area di produzione, ma risulta ancora più inspiegabile la decisione di accostare un'opera di compostezza rinascimentale con l'esuberanza barocca di Fantoni. Un'incoerenza storica, geografica e stilistica che andrebbe risolta. Da ultimo, affermando una logica di sistema, si potrebbe segnalare che a pochi chilometri da Bergamo, le sagrestie della basilica di san Martino ad Alzano Lombardo custodiscono il più importante ciclo scultoreo di Fantoni.
Bergamo, Carrara. (Quasi) a regola d'arte
Il primo libro con i commenti dei visitatori della Pinacoteca di Brera di Bergamo è stato venduto in meno d'un mese. Il libro contiene le opinioni dei visitatori che hanno visto le opere d'arte della pinacoteca dopo la sua riapertura. I commenti sono stati positivi, con molti visitatori che hanno espresso ammirazione per l'arte e la bellezza della pinacoteca. Alcuni visitatori hanno anche espresso critiche, come la scarsa visibilità delle didascalie e la mancanza di informazioni sui quadri. Altri visitatori hanno segnalato la difficoltà di guardare i quadri a causa della statura media dei visitatori.
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