Un fitto programma di incontri, conferenze, eventi: è la tre-giorni che in questo fine settimana si tiene nelle aule di Roma Tre all'ex Mattatoio, il luogo che più di ogni altro indica la trentennale incapacità di questa città di attuare un progetto organico per valorizzare un grande ambito urbano abbandonato. Nella desolazione dello scenario di un ex macello che non riesce a farsi dimenticare si svolge la terza edizione della Biennale dello Spazio Pubblico organizzata dall'Istituto nazionale di Urbanistica. I partecipanti sembrano marziani, intenti a parlare di una realtà materiale ma anche immateriale che ci tiene insieme, che ci costringe a considerarci una comunità. Architetti, urbanisti, sociologi, amministratori, militanti in varie associazioni: marziani che verificano la considerazione sociale per quella casa comune che sono le nostre strade, le piazze, i giardini, le aiuole, gli edifici, tutto quello che è di tutti ma che ormai sembra non sia più di nessuno. Fanno da sfondo alla manifestazione un'iniziativa che sembra perfino stravagante visto il tema che tratta - un recente disertato convegno dell'Inarch sul «futuro di Tor Bella Monaca» ed un seminario ad Architettura (Valle Giulia) sulla «rigenerazione delle periferie». Di fronte alla concezione egocentrica del mondo ben espressa dall'uso dei «selfie», eventi del genere, rimasti un po' ai margini dell'attenzione, segnalano che la visione sociale ancora sussiste, restando tenacemente in campo i duri problemi che riguardano ampie fasce di popolazione. L'apertura dei varchi marini di Ostia indica che il tema del pubblico interesse ha ancora la sua efficacia attrattiva se non altro perché evoca valori e ideali riconosciuti. Ma dopo anni di equiparazione tra privato e pubblico e dell'indicazione che la loro alleanza rappresenta l'unica soluzione per risolvere i problemi della società, appare desueto il riconoscimento del primato dell'interesse pubblico su quello privato. Un esempio: il settore dell'edilizia resta prigioniero delle logiche che ci hanno regalato la «Roma brutta», frutto di ogni speculazione. Per l'edilizia pubblica, forse il solo merito del ventennio 196080, si parla solo di risanamento né si osa andare oltre. La tanto attesa Conferenza Urbanistica, stavolta annunciata per il 28 maggio, non tenterà neppure di smentire questa constatazione. La trascuratezza per il bene comune riguarda anche aspetti minori e perfino il Campidoglio: ogni area verde di Roma, prato, aiuola o spartitraffico, è diventata una savana urbana. Mano ai tagliaerba, marziani dell'ex Mattatoio.