Gentile Isabella Bossi Fedrigotti, ma cos'hanno che non va gli architetti che si dedicano al nuovo paesaggio milanese? Da anni ormai le ristrutturazioni degli spazi aperti della città hanno un protagonista assoluto: «La landa di pietra». Enormi marciapiedi, acri e acri di lastre di pietra senza riparo, senza appoggio, senza pietà. Luoghi da parata moscovita, non piacere milanese. La piazza Sant'Ambrogio è certo mille volte più bella del parcheggio di prima. Ma perché è una landa che attraversarla d'inverno ci vuole coraggio e attrezzatura e percorrerla d'estate è una sfida alle martellate del sole? Perché le panchine sono poche e distanti decine di metri l'una dall'altra, che quattro amici per fare le chiacchiere dovrebbero urlare a squarciagola da un lato all'altro del viale? Non c'è riparo, non c'è aggregazione, non c'è piazzetta, non c'è comunità. Non c'è vita. Ma l'Italia non è il Paese delle piazze, cuori delle comunità? (Quando invito un cliente giapponese per la prima volta qui, lo porto con un filo di perfidia a mangiare la sera all'aperto in piazza del Carmine. Sorrisi, rondini, gente allegra, la chiesa illuminata, i ciottoli. Normalmente resta muto a lungo. Poi straccia il biglietto di ritorno). È questo lo stile del minimalismo razionale, pratico, elegante? Morire congelato da solo su una panchina di piazza Sant'Ambrogio a metà gennaio? Un pensionato che schiatta sotto il sole il 13 agosto cercando di raggiungere la via Terraggio? Piazza XXV Aprile? Lande di pietra. Via Vittor Pisani? Lande di pietra e asfalto. La nuova Darsena? Lande di pietra sull'acqua. Piazza XXIV Maggio? Lande di pietra. La piazzetta «archeologica» sotto il nuovo Palazzo Gorani? Lande di pietra con siepi. La via Ansperto? Landa di pietra. Posso proseguire. Nessun riparo, zero panchine, zero tettoie, pergole, gazebo, bersò, verde. E intanto il grande design italiano una volta all'anno presenta proprio qui soluzioni innovative per il territorio: ripari, panchine, tettoie, pergole, gazebo, bersò, verde. Non capisco quale città abbiano in mente questi prestigiosi architetti. Si mettono al servizio della vita dei cittadini, o intendono imporre la loro visione? Linee pulite, superfici nitide? Molto chic. Molto pubblicabile. Ma che non si facciano vedere in piazza sant'Ambrogio. I tipi da panchina al primo accenno di tempo incerto si portano dietro l'ombrello. Andrea Concato Ne aggiungo una di lande di pietra che guardo incredula tutti i giorni: via Moscova, di fronte alla caserma (a un passo qui dal «Corriere»), lastroni per terra e panchine di marmo, collocate con cura lontano dagli alberelli. Purtroppo ci si mette anche la Sovrintendenza che approva quando non dispone. Sono sbigottita quanto lei. Isabella Bossi Fedrigotti