Allarme di Zeni (Pd): troppe scorciatoie. Italia Nostra: declassamento pericoloso «Serve una riflessione profonda sui parchi e sulla tutela dell'ambiente». L'appello arriva da Luca Zeni (Pd), che chiede alla politica di «affrontare la questione». Così Beppo Toffolon (Italia nostra): «Si torni al senso originario dei parchi». TRENTO. «La politica è chiamata a una riflessione profonda sul tema della tutela dell'ambiente e del ruolo dei parchi naturali: per questi ultimi va recuperato lo spirito che, negli anni Ottanta, li aveva visti nascere». Luca Zeni si rivolge in primo luogo «al partito al quale appartengo e alla coalizione di centrosinistra autonomista». Ma il monito si spinge ben oltre gli schieramenti. «Questo avverte il consigliere provinciale del Pd è un argomento prioritario per tutto il Trentino». L'occasione per affrontare il nodo della gestione dei parchi e della tutela del territorio arriva dalla risposta del governatore Ugo Rossi all'interrogazione dello stesso Zeni sulle esercitazioni militari di marzo in val di Tovel, all'interno del parco Adamello-Brenta: una delle partite che insieme al caso Serodoli e alla nuova pista Plaza di Pinzolo hanno animato il dibattito degli ultimi mesi, con pareri contrastanti non solo sulle singole questioni, ma anche sull'operato del parco. «Per quanto riguarda la risposta di Rossi osserva Zeni è quantomeno originale che la Provincia non si preoccupi di venire informata su quanto succede nelle proprie aree tutelate». Poi la riflessione del consigliere si concentra sulla situazione dei parchi. Con un'analisi che parte da lontano: «I parchi vennero previsti nel Piano urbanistico del 1967: già allora si pensava che potessero essere risorse importanti. Ma la vera accelerazione si ebbe alla fine degli anni Ottanta, dopo la tragedia di Stava. L'istituzione dei parchi, con la legge del 1988, avvenne sulla base di una condivisione collettiva, per promuovere uno sviluppo sostenibile. I parchi divennero quindi un modello di eccellenza». Salvo poi perdere questa spinta. «Quella tensione dice Zeni è calata, non possiamo non ammetterlo, e negli ultimi anni, forse anche per la crisi, sono prevalse delle scorciatoie che hanno fatto primeggiare interessi diversi. E una contraddizione: ossia che la tutela ambientale sia un ostacolo allo sviluppo del territorio». Una prospettiva sbagliata, secondo il consigliere: «Se consideriamo l'ambiente strategico per il Trentino, la scorciatoia "meno vincoli uguale più sviluppo" non deve valere. Anzi, deve valere l'esatto contrario. Oggi non possiamo negare che la spinta politica verso la tutela dell'ambiente si sia affievolita: penso alla riduzione degli investimenti per i parchi, allo spostamento dei guardiaparco alla forestale». Mosse non prive di rischi: «Si vuole veicolare un'immagine di Trentino dall'habitat intatto, ma poi, spesso, la tutela viene vista più come un vincolo che come un elemento strategico. Ecco, forse anche la gestione dei parchi è il risultato di questa visione generale. Ma attenzione: non vorrei ridurre la discussione a una semplice questione di superficialità di gestione del parco. Si tratta di qualcosa di più». L'analisi, avverte Zeni, è più profonda: «Se si recupera lo spirito degli anni Ottanta e si superano le contraddizioni sulla tutela del territorio, allora diventa automaticamente più difficile avere situazioni di superficialità nella gestione dei parchi, perché ci si inserisce in un quadro che non lo consente. Per questo credo che la politica debba riconoscere di aver lasciato per troppo tempo il tema in disparte: oggi dobbiamo essere consapevoli che se non affrontiamo seriamente la questione, facendocene carico, sarà un danno per tutto il Trentino. Dobbiamo far capire che lo sviluppo passa da qui». Invoca una riflessione profonda sui parchi naturali anche Beppo Toffolon. «Negli ultimi anni osserva il presidente di Italia Nostra si è assistito a un vistoso tentativo di ridimensionare il senso originario della funzione dei parchi». Toffolon non usa giri di parole: «L'idea che parti di territorio vengano sottratte alla logica antropica per essere conservate e che quindi non rispondano a una funzione economica e produttiva si è persa per strada. Sembra quasi un vecchio concetto romantico. La logica che dei luoghi rimangano tali per un valore superiore agli interessi della popolazione dovrebbe essere data per scontata. Invece non è così. E il declassamento dei piani dei parchi, subordinati addirittura ai piani delle comunità di valle, la dice lunga: si tratta di una situazione quantomeno stravagante». Ma l'elemento «più preoccupante», per il presidente di Italia Nostra, «è la comune convinzione che nella scelta tra la conservazione e la monetizzazione del territorio la seconda sia prevalente». Il caso emblematico, secondo Toffolon, è quello di Serodoli, dove «si sarebbero sacrificate aree con un valore paesaggistico indubbio per inseguire presunti vantaggi economici». L'appello di Italia Nostra è chiaro: «Bisogna avere il coraggio di tornare alla funzione originale dei parchi naturali. Dopo lo smembramento dello Stelvio, il rischio è di fare degli incredibili passi indietro». Molto più critico, in particolare nei confronti del parco Adamello-Brenta, è l'Osservatorio spontaneo sul rispetto per l'ambiente. Che dalla propria pagina Facebook, riportando la notizia del nuovo «parco dei cervi» previsto a Madonna di Campiglio e del via libera del comitato di gestione del parco alla nuova pista Plaza, non risparmia giudizi netti sull'ente. «È grave scrive l'Osservatorio sul "parco dei cervi" che in un'area con un potenziale da parco nazionale si costruiscano gabbie per far vedere la fauna selvatica che già vive allo stato libero, ma che non si fa vedere perché terrorizzata dall'uomo, che la caccia per svago pur all'interno di un'area istituita e sulla carta protetta. È patrimonio di tutti per legge: facciamola rispettare, magari chiedendo alla Provincia di modificare la legge sui Parchi prevedendo che chi amministra enti di questo tipo sia pro-parco, preparato e motivato, in sostanza in grado di educare le amministrazioni comunali del posto, troppo spesso ridicolmente decontestualizzate».