Venezia. Caso della chiesa-moschea. Atto finale: chiusa, almeno ufficialmente. Le porte non sono ancora sprangate ma il provvedimento della Prefettura ha raggiunto ieri agli organizzatori del padiglione Islanda della Biennale. La decisione è arrivata per il mancato rispetto delle prescrizioni e degli accordi presi con il Comune. «Ne va dell'immagine di Venezia, che è la cosa che ci interessa al di sopra di tutto e di tutti» dice Mohammed Amin Al Ahdab, presidente della comunità musulmana di Marghera. VENEZIA. La «moschea» di Venezia è stata chiusa, almeno ufficialmente. Le porte non sono ancora sprangate ma il provvedimento della Prefettura ha raggiunto ieri (via posta certificata) gli organizzatori del padiglione Islanda della Biennale. Ed è da considerarsi attivo con effetto immediato: la chiesa di santa Maria della Misericordia, dove Christoph Büchel, l'artista svizzero islandese ha ricreato una moschea nei prossimi giorni chiuderà i battenti. E le carte, per analizzare quanto accaduto in queste settimane sono già state inoltrate alla Procura. Ieri pomeriggio però la moschea era ancora aperta. I referenti sostenevano infatti di non aver ricevuto ancora nulla: «L'amministrazione cittadina non ha inviato nulla agli organizzatori del padiglione dicevano ieri pomeriggio alle 18 rimaniamo in attesa». Il «braccio di ferro» tra le istituzioni sembra però destinato a concludersi già oggi in mattinata. Quando le forze dell'ordine in un sopralluogo controlleranno che il provvedimento inviato ieri sia stato rispettato. La decisione della chiusura del padiglione islandese è arrivata per il mancato rispetto delle prescrizioni e degli accordi presi con il Comune nella Scia (segnalazione certificata di inizio attività) presentata dall'artista il 27 aprile. «Nel corso di ripetuti controlli effettuati a partire dall'apertura al pubblico l'attività espositiva ha violato le prescrizioni», spiega il testo del dispositivo. Che poi riporta in calce punto per punto tutte le violazioni, dal il divieto di utilizzo durante l'orario di apertura al pubblico dello spazio interno dell'ex chiesa per finalità diverse da quelle di una mostra espositiva al divieto di trasformare il padiglione in un luogo di culto passando per le modalità di ingresso del pubblico (non erano ammessi limiti diversi da quelli standard di una mostra d'arte, quindi ad esempio non era richiesto il velo) e la violazione delle norme sulla sicurezza dei luoghi. Insomma un elenco lunghissimo di violazioni, alle quali gli organizzatori potranno rispondere ricorrendo entro 60 giorni al Tar. «Sono partiti con intenzioni diverse rispetto alla dichiarazione di Scia, hanno giocato sull'ambiguità dice il commissario Vittorio Zappalorto - abbiamo controllato tutto e abbiamo verificato che le prescrizioni non erano state rispettate. In questi casi la legge prevede la revoca. All'interno del Padiglione era impossibile distinguere la moschea dall'allestimento. I fedeli vogliono una moschea? Presentino una richiesta al Suap, raccolgano i fondi e individuino un'area compatibile». I giochi insomma sembrano fatti. Lo sanno i membri della comunità musulmana di Marghera che ieri per l'ennesima volta hanno espresso la loro amarezza: «Ne va dell'immagine di Venezia, che è la cosa che ci interessa al di sopra di tutto e di tutti dice Mohammed Amin Al Ahdab, presidente della comunità musulmana di Marghera sarà un cerino in un fienile. Viviamo in un mondo in cui non c'è più spazio per i saggi. Noi volevamo usare quest'occasione per aprire un tavolo di discussione, volevamo iniziare un percorso. Ma è evidente che non interessa a nessuno. Torneremo nei nostri centri, staremo nelle nostre moschee. Ma questo farà male all'immagine di Venezia e al tavolo del dialogo». Un dialogo ad oggi apparentemente interrotto e che Biennale ieri pomeriggio ha provato ripristinare: «La Biennale di Venezia, pur non potendo entrare né nel merito delle decisioni prese dalle autorità competenti a vario titolo interessate alla sicurezza e alla gestione della città, né nel merito dell'autonomia di espressione artistica a sua volta autonoma di una partecipazione nazionale, auspica che siano trovate soluzioni assentite che possano consentire la riapertura del padiglione espressione della partecipazione dell'Islanda alla Biennale Arte 2015». Come a dire, insomma, una soluzione trovatela.