Muri e statue coperti di scritte. Il rettore: «Paghino i danni». Merola: «Perseguire» A Scienze politiche tornano quelli dell'Aula C, lo spazio occupato e sgomberato l'11 maggio. Una festa fino a notte fonda fra venerdì e sabato e, lunedì mattina, la brutta sorpresa: statue imbrattate con simboli anarchici e decine di scritte sui muri della facoltà. Uno sfregio senza precedenti, che ha suscitato sdegno in città. Il rettore Dionigi ha annunciato che l'Ateneo «è pronto a chiedere i danni» ai singoli autori. Il sindaco ha espresso ferma condanna e il procuratore aggiunto Giovannini ha promesso che «gli autori verranno individuati». Uno sfregio senza precedenti. Palazzo Hercolani, sede della facoltà di Scienze politiche, aveva avuto già in passato la sua facciata settecentesca imbrattata dalle scritte dopo una delle tante feste organizzate illegalmente nel suo cortile. Ma stavolta gli anarchici dell'Aula C, sequestrata l'11 maggio dopo 26 anni di occupazione, sono andati oltre, prendendosela con le statue della facoltà e imbrattandole con le loro bombolette spray. Più che un gesto da duri, più che una vendetta, una dimostrazione di inciviltà. Poi, naturalmente, gli attivisti se la sono presa con i muri, sui cui hanno tracciato i soliti slogan («L'aula odia, la polizia non può sequestrare», «Volete sorvegliarci, ci avrete incontrollabili») contro la polizia e l'università. Contro chiunque non la pensi come loro. Forse avranno pensato che anche le statue siano loro nemiche: ecco allora una «A cerchiata» sullo scudo di una statua, un'altra scultura in marmo con una grande A dipinta sul volto. Gli operai chiamati all'Alma Mater hanno già ritinteggiato le pareti, per le statue servirà invece più tempo. La Procura ha aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato. L'ipotesi più ovvia è che lo sfregio sia stata una risposta al sequestro dell'Aula C: gli investigatori sono certi che gli autori siano fra gli ex occupanti dell'aula. Il tutto sarebbe avvenuto nella notte tra venerdì e sabato con la «Festa del pianeta nero», evento non autorizzato e pubblicizzato online: lunedì mattina i dipendenti dell'università si sono trovati di fronte lo scempio, ma il brutto episodio è diventato pubblico solo ieri grazie alla denuncia sui social network di un gruppo di studenti, che ha preso le distanze da quanto successo facendosi avanti volontariamente per ripulire. «Mi indigna vedere queste scritte violente, questo sfregio morale e culturale ad opera di alcuni vandali», ha commentato il rettore Ivano Dionigi, che ha sottolineato il messaggio positivo lanciato dagli altri studenti dell'ateneo: «Mi conforta la reazione sana degli studenti veri, gelosi della loro identità e dei loro beni. Abbiamo tempestivamente denunciato l'accaduto e non faremo mancare anche in questa occasione la collaborazione a Questura e pm. Chiederemo il risarcimento come parte offesa». Gli fa eco il sindaco Virginio Merola. «Condanniamo questi atti vandalici, i colpevoli devono essere perseguiti. Serve rispetto per la città e per l'università». Condanna il gesto anche il Pd bolognese, che con il consigliere comunale Benedetto Zacchiroli chiede di cacciare i responsabili da Bologna: «Quando vedi certe cose pensi che l'esilio oggi avrebbe ancora un senso», attacca Zacchiroli. Altro che i divieti di dimora. Alberto Aitini, coordinatore nazionale dei Giovani Democratici parla di una «vergogna, che speriamo non venga giustificata da nessuno». Anche Giulio Pierini, sindaco Pd di Budrio, che il giorno del sequestro aveva rimpianto l'aula occupata definisce gli imbrattatori «imbecilli». Una linea seguita anche dal centrodestra con la leghista Lucia Borgonzoni, polemica con i docenti e gli intellettuali che nei giorni scorsi si sono schierati a favore della campagna contro i divieti di dimora del collettivo Hobo. «Dobbiamo aspettarci anche qualche intellettuale di sinistra schierato con chi deturpa la città». «Le immagini provocano un moto di profondo sdegno, i responsabili saranno individuati» commenta infine il procuratore aggiunto Valter Giovannini.
Bologna. Lo sfregio di Scienze politiche
Il rettore dell'Ateneo di Bologna, Dionigi, ha annunciato che l'università è pronta a chiedere i danni ai singoli autori di uno sfregio morale e culturale ad opera di alcuni vandali che hanno imbrattato le statue della facoltà di Scienze politiche. Il sindaco Virginio Merola ha espresso ferma condanna e il procuratore aggiunto Giovannini ha promesso di individuare gli autori. Gli attivisti dell'Aula C, che avevano sequestrato l'aula il 11 maggio, sono andati oltre, prendendosi gioco delle statue e dei muri della facoltà. La Procura ha aperto un fascicolo per danneggiamento aggravato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo