La magnifica prospettiva delle copie di «Ercole Farnese» proposte in scala al primo piano di Ca' Corner della Regina - da quella in gesso di oltre tre metri oggi al Museo Archeologico di Napoli, da un'originale in bronzo di un grande scultore greco del IV secolo come Lisippo, a quella ottocentesca in porcellana alta 15 centimetri, dal Victoria and Albert Museum - è già una delle chiavi di lettura di Portable Classic, la mostra che la sede veneziana della Fondazione Prada ospita sino al 13 settembre, curata da Salvatore Settis e Davide Gasparotto. Una mostra che ha il suo "doppio" in Serial Classic, l'esposizione aperta in contemporanea nella nuova sede milanese della Fondazione - progettata da Rem Koolhaas - ma con un'identica filosofia, anche se cambiano le dimensioni. A Milano le sculture di grande formato, a Venezia quelle "portatili", ma sempre per testimoniare come dall'antichità al Rinascimento, fino all'epoca settecentesca, il concetto di copia di un'originale classico abbia accompagnato il gusto collezionistico di chi poteva permettersela. Come affermazione di prestigio, come forma di snobismo culturale, come esibizione di potere economico. E, in questo senso una delle opere più importanti - tra le circa 80 esposte in mostra, cominciando dai calchi in gesso accademici di sculture classiche al piano terra - è certamente il "Ritratto di Andrea Odoni" di Lorenzo Lotto, prestito rarissimo dalle collezioni della regina d'Inghilterra. Perché questo straordinario ritratto cinquecentesco di un gentiluomo veneziano del tempo - come spiega anche Settis - ce lo mostra sontuosamente vestito, con gioielli, monete sparse davanti a sé, libri e, per la prima volta, piccole statue classiche di Diana e Efeso. Questo ritratto è il capostipite della rappresentazione del potere e del prestigio dei gentiluomini anche attraverso l'esibizione del possesso della statuaria classica, quasi sempre in copia. In mostra ce ne sono altri esempi, come lo stupendo ritratto di Giovanni Paolo Corner, di Jacopo Tintoretto, con una testa classica che spunta sotto la sua mano. La riduzione dimensionale della statuaria, riprodotta, dell'arte classica - sembra dirci questa mostra raffinata e preziosa, in cui ammirare autentici capolavori, come una "Venere accovacciata" in bronzo e inserzioni d'argento del I secolo dopo Cristo o un'altra in cristallo di rocca, della stessa epoca - è anche l'affermarsi di una "moda" colta e insieme esibizionistica, nel sottolineare lo status sociale dei detentori di questa opera. Una sorta di pret-à-porter della classicità, come testimonia ad esempio la Colonna di Traiano ottocentesca in bronzo dorato che ha, accanto a sé, il suo astuccio di cuoio, forse per periodici trasbordi nella casa di campagna del suo proprietario. È una continua reinvenzione del concetto di classicità nell'arte, con i primi souvenirs, come il commovente "Arco di Costantino" settecentesco in sughero di Antonio Chichi, pure in mostra. Un'esposizione che spazia fino al Settecento - e oltre - quando nuovi materiali, come la porcellana, contribuivano a tramandare la tendenza, accanto a un gusto della sperimentazione, perché le miniature complete di capolavori antichi giunti a noi mutilati come il "Laocoonte" o il "Torso del Belvedere" servivano anche a ipotizzare la forma compiuta originaria di quelle opere. Usi e riusi dell'arte classica (come dice ancora Settis) che ci affascinano e insieme ci incuriosiscono, perché lasciano capire quanto - al di là del sogno incontaminato della statuaria antica e della sua unicità - le epoche successive, fino alla nostra, continuino ancora a «giocare con il suo mito», variamente declinato.
VENEZIA - Classicità pret-à-porter Le sculture "portatili" alla Fondazione Prada
La mostra "Portable Classic" al Museo Archeologico di Napoli e "Serial Classic" al Museo di Ca' Corner della Regina a Venezia esplorano il concetto di copia di opere classiche antiche. Le due mostre presentano opere in scala ridotta, come sculture in gesso, bronzo e porcellana, provenienti da diverse epoche, tra il IV secolo a.C. e il Settecento. Le opere in mostra includono calchi accademici di sculture classiche, ritratti di gentiluomini veneziani con statue classiche, e opere in materiali nuovi come la porcellana. La mostra evidenzia come il concetto di classicità sia stato utilizzato come forma di snobismo culturale e di esibizione di potere economico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo