«Ci sorprese che un progetto così importante fosse passato con la formula del silenzio assenso». A sostenerlo ieri nell'udienza sul processo sul Crescent, che vede tra gli imputati l'ex sindaco Vincenzo De Luca, è la presidente della sezione salernitana di Italia Nostra Lella Di Leo (foto) che ha spiegato perché l'associazione culturale e ambientalista, impegnata in tante battaglie per la difesa del territorio, si interessò alla costruzione del mega palazzo sul mare che tante polemiche ha suscitato nel corso degli anni. Italia Nostra, che è parte civile nel procedimento, intervenne in un secondo momento, agganciandosi al ricorso presentato nel 2009 dal comitato No Crescent e presentando quello al Tar di Salerno sugli aspetti paesaggistici e urbanistici collegati alla costruzione della mega opera. La teste ha ricordato quel periodo, dalla stesura del Puc all'approvazione del progetto del Crescent attraverso, appunto, la formula del silenzio assenso frutto a suo dire di «un equivoco nella corrispondenza tra il Comune, la Soprintendenza e il ministero dei Beni ambientali». Lella Di Leo ha detto di non sapere se c'erano progetti alternativi al Crescent, anche se una prima idea era di realizzare più edifici bassi. Alla domanda dei pm Rocco Alfano e Guglielmo Valenti, titolari dell'inchiesta sul Crescent, sui rapporti tra il Comune di Salerno e la Soprintendenza, invece, ha risposto «di non poter essere precisa». L'udienza è stata aggiornata alla fine del prossimo mese quando la presidente di Italia Nostra Lella Di Leo tornerà in aula per il controesame dei difensori. (m.l.)