Su Facebook l'invito è a riaprire il sito archeologico dello Spacco della Regina. Il ponticello è franato da anni e difficile capire a quale ente spetti il recupero ORBETELLO. «Riapriamo lo Spacco della regina». L'invito, che corre su Fb, parte da un gruppo di amici che ama il territorio e vuol raccogliere le firme per riaprire un sito di interesse storico e turistico di grandissima importanza. Lo Spacco della regina è una fenditura naturale del promontorio, stretta e profonda, di origine carsica, lunga circa 250 metri. Il nome deriva da una leggenda popolare che narra le vicende di una mitica regina rifugiatasi in quella zona per sottrarsi alla cattura dei nemici. All'epoca del primo impianto portuale di Cosa il canale fu sfruttato per garantire il flusso delle acque ed evitare l'insabbiamento del porto. Agli inizi del I secolo a.c. lo Spacco della regina venne reso inagibile forse da una frana e sostituito da un'opera artificiale che oggi prende il nome di "Tagliata etrusca". In realtà quest'ultima, nonostante il nome, non sarebbe un'opera riconducibile agli etruschi bensì opera di ingegneria idraulica romana. Lo Spacco della regina è indicato sulle cartine come uno dei siti archeologici visitabili ma di fatto il turista che arriva non può visitarlo. La raccolta firme è finalizzata alla sua riapertura per cercare di ridare valore a un luogo storico e suggestivo fra i più belli delle coste italiane. Non solo. Riaprire ai visitatori lo Spacco della regina potrebbe costituire una opportunità di lavoro per chi magari già opera in loco e da anni fa di tutto per gestire al meglio la zona. Nessuna polemica nella petizione, solo un accorato appello affinché le istituzioni competenti permettano al territorio di riappropriarsi di quella che è una risorsa non sfruttata. «Dopo anni che viviamo in questo territorio - è scritto nella petizione notiamo che le nostre risorse vanno verso un degrado non degno di un comune turistico, come quello di Orbetello che vanta tantissime presenze. Gli enti, il Comune, la Regione non hanno il diritto di tralasciare un luogo così. Chiediamo che le risorse territorio siano riqualificare e sfruttate per attrarre turisti e dare lavoro a chi potrebbe gestire il sito». Un sito descritto come «squallido e deriso da chi lo visita» per il modo in cui è tenuto. In effetti quando si arriva alla Tagliata, nonostante lo spettacolo sia unico, vi siano una spiaggia particolare e un costone di roccia a picco a pochi passi dal mare, l'ambiente non è dei più accoglienti. A fare da apripista un vecchio rudere transennato, l'erba alta, la plastica che il mare con le mareggiate restituisce all'uomo che l'ha gettata in mare fino ad arrivare lì, a quello che dovrebbe essere il ponticello che conduce allo Spacco della regina di cui ormai non resta nulla. Lo sostituiscono tronchi d'albero messi lì da chi forse ha voluto attraversare e non ha trovato altro modo che quello. A chi spetti la competenza del recupero del ponticello è un arcano. Non è il Comune, non è il Demanio idrico della Provincia, non è il Consorzio di bonifica. Per cercare di mettere ordine la Sovrintendenza ha iniziato un'istruttoria per far luce sulle competenze e dirimere la questione. E ha disposto la sostituzione della rete metallica che circonda i resti della villa romana a torre Puccini.