Ventitré capolavori che testimoniano il fermento culturale del Seicento italiano e marchigiano: l'arte devozionale della Controriforma con Andrea Lilli, il caravaggismo di Giovan Francesco Guerrieri, il classicismo bolognese del Guercino, il rigore formale di Carlo Maratti, il 'cortonesco' Ciro Ferri, e poi il Sassoferrato, Bernardo Strozzi, Giacinto Brandi". Nella presentazione di Costanza Costanzi della mostra "Il Museo (si) mostra. Capolavori del '600 dallaPinacoteca Civica di Ancona", alla Mole Vanvitelliana, nel 2012, c'era anche l'accenno al tentativo di non alienare alla fruizione opere straordinarie. Altrimenti destinate all'invisibilità dopo la chiusura nel 2011 della Pinacoteca Francesco Podesti. Per lavori di rifunzionalizzazione e ampliamento. Una chiusura, quella dello spazio museale all'interno di Palazzo Bosdari, che prosegue "fino a data da definire", come si legge nel portale del Comune. Per la Pinacoteca istituita nel 1884 raccogliendo in parte il patrimonio delle soppressioni degli enti religiosi e dipinti e cartoni donati dal pittore anconetano Francesco Podesti, una storia di peregrinazioni. Dall'ex Convento di San Domenico, fino alla sistemazione del 1973, nel palazzo Bosdari. Ma la necessità di modifiche edilizie e impiantistiche, funzionali alla costituzione di un circuito espositivo più organico e di nuovi spazi, così da valorizzare anche opere finora conservate nei depositi, ha suggerito un duplice intervento. Sul Palazzo già sede della Pinacoteca, adeguato al superamento delle barriere architettoniche e su uno attiguo, nel quale è stato previsto l'ampliamento. Insomma lodevoli i propositi dell'amministrazione. Peccato che l'esito sperato sia ancora lontano. Nonostante nel febbraio 2014 sia giunto il finanziamento della Fondazione CariVerona, 430 mila euro da destinare al recupero dell'edificio, a montedi Palazzo Bosdari. Nel 2011 il Comune di Ancona aveva dato incarico alla ditta Feronia di schedare e fotografare l'intera collezione, per l'immissione nel Sistema Regionale per il Patrimonio culturale. Che il Comune pensi di sostituire alla visita tradizionale quella virtuale? Dopo la prolungata chiusura il dubbio sembra legittimo.