CAGLIARI Il presidente della Sardegna, Renato Soru, dopo l'avvertimento del ministero dell'Ambiente, rilancia il suo no all'energia eolica: non pagheremo i costi più di 150 milioni di euro per l'inosservanza degli accordi di Kyoto: «Basta con i conti da pagare. Abbiamo già le servitù militari (l'80 per cento nell'isola, solo il 20 per cento nel resto d'Italia) e non può esserci imposta anche la servitù eolica». Soru è stato il primo a dichiarare guerra ai "signori del vento" un anno fa appena eletto governatore. Adesso, oltre alla Sardegna e alla Puglia, si è aggiunto anche il Veneto. «Va bene l'energia pulita ha affermato il governatore Galanma niente moderni mulini a vento che rovinano il paesaggio». Quanto alla Sardegna erano previsti 2 mila megawatt, mentre in tutte le altre regioni italiane appena 500. Ma non è soltanto difesa dell'ambiente: «Bisogna fare chiarezza prosegue Soru : l'energia eolica è spesso un paravento, c'è molta speculazione a danno delle piccole comunità. Mi fa piacere che anche in Puglia vogliano vederci chiaro... Bene, si vada fino in fondo. Chi realizza impianti eolici utilizza soldi pubblici destinati allo sviluppo economico del Sud, che invece vengono fatti deviare a favore di imprese ignote o poco note, ma che possono essere abbastanza note». Dal luglio 2004 la Sardegna non è più la "terra promessa" per l'energia da vento. Si era scatenata la corsa ai permessi, negli uffici regionali una montagna di richieste: 3765 megawatt, 2814 aerogeneratori; oltre a quelli già concessi e in corso di installazione. Assai più dei 2 mila megawatt previsti da un generoso piano energetico regionale (giunta di centrodestra, 2003). L'alt all'eolico è nella legge "salvacoste" che vieta di costruire a meno di 2 chilometri dal mare. Il governo l'ha impugnata, ora deciderà la Corte costituzionale. Ammonì subito Soru: «La lobby dell'energia eolica si è data da fare forse più di quella del cemento; tante sollecitazioni per impugnare la legge. Ma queste cose le sa anche il ministro Matteoli...». Il governatore racconta così la corsa all'energia da vento. «Le società eoliche hanno offerto nei paesi più sperduti ai proprietari dei terreni 1015 mila euro. Quando avevano l'assenso di 2030 famiglie, sono andati al Comune: come fa un sindaco a rifiutare 150 mila euro all'anno e a resìstere alle pressioni delle famiglie? Facendo finta di portare ricchezza e lavoro approfittano della povertà della gente. Per un piatto di lenticchie stiamo accettando lo scempio di alcuni dei nostri paesaggi più belli». Il no di Sardegna, Puglia e Veneto è il segnale di un prossimo scontro governo-regioni. «Energia pulita? Meglio il fotovoltaico come in Nord Europa: minori costi per famiglie e aziende che producono e non soltanto vantaggi per queste finte imprese eoliche che prendono i pochi soldi pubblici destinati al Sud. La Sardegna ha già fatto abbondantemente la sua parte e non può essere obbligata a fornire da sola quasi tutta la produzione dell'energia eolica italiana. Chi pagherà il conto? Al ministro Matteoli, dal quale aspetto ancora una risposta a 20 lettere che gli ho inviato sui parchi, dirò: ci dispiace, abbiamo già dato».