IL NUOVO direttore del Museo di arte orientale, Marco Biscione, non è colui che la commissione internazionale di esperti nominata dalla Fondazione Torino Musei per valutare i candidati migliori per quell'incarico aveva indicato come prima scelta. «Ha una grande e lunga esperienza dirigenziale, alla quale tuttavia scrivono i professori Gilles Beguin, Giovanni Curatola e Carsten Juhl nella loro "pagella" su Biscione non accompagna comprovate competenze orientalistiche». È un manager di lungo corso, insomma, «con notevoli esperienze pregresse in campo museale». Ma non è un esperto di arte orientale, la disciplina di cui dovrebbe andare ad occuparsi dirigendo via San Domenico a fronte di uno stipendio lordo di 77mila euro l'anno. Ecco perché l'ex direttore dei musei civici di Udine, nella graduatoria stilata dalla commissione il 16 gennaio, è finito al terzo posto, insieme a un altra candidata, l'orientalista esperta di arte cinese Alexandra Wetzel. Prima di lui, in "ordine di preferenza", come recita la lettera che istituisce la commissione internazionale, i tre esperti avevano indicato altri due candidati: al primo posto, Marco Guglielminotti Trivel, attuale curatore del Mao per l'Asia orientale, che i commissari, dopo aver passato al setaccio i 18 candidati che hanno risposto alla selezione per la ricerca del nuovo direttore, hanno giudicato avere "un ottimo curriculum che risponde pienamente al profilo tracciato dal bando". La seconda scelta era invece ricaduta su Elisa Gagliardi Mangilli: "Bibliografa di livello internazionale", scrivono i tre professori. Eppure, nonostante i giudizi della commissione, la scelta del consiglio direttivo della Fondazione Torino Musei, su proposta della presidente Patrizia Asproni, non è caduta sui primi due in graduatoria, ma sul terzo classificato, Marco Biscione. Nulla di illecito, per carità: per assurdo si sarebbe potuto nominare un direttore fuori dalla graduatoria e addirittura fuori dalle candidature pervenute. «Ma perché, allora, fare un bando pubblico coinvolgendo una commissione internazionale, per poi stravolgerne, con tutta evidenza, il lavoro svolto?», chiede la consigliera del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, che sulla questione ha presentato in Sala Rossa un'interpellanza. La risposta si trova nei verbali del consiglio della Fondazione che il 13 febbraio ha nominato Biscione direttore e che lo ha fatto, si legge nel documento, «in considerazione della maggiore esperienza nella direzione museale rispetto agli altri candidati, che presentano un curriculum molto qualificato ma di carattere curatoriale e non direttivo ». Insomma, la presidente Asproni ha preferito un manager ad uno studioso e basta. E, però, la consigliera Appendino non è contenta lo stesso e chiede le dimissioni di Asproni e Braccialarghe. In effetti resta un mistero il perché, rispondendo in Sala Rossa ad un'altra interpellanza, l'assessore Braccialarghe avesse sostenuto una versione diversa dei fatti: «Non c'è nessuna graduatoria » ma solo un elenco non in ordine di preferenza.