http:articolo9.blogautore.repubblica.it20150517ritirate-la-licenza-al-traslocatore-vittorio-sgarbi L'ultima reincarnazione dell'immarcescibile Vittorio Sgarbi è quella del traslocatore di opere d'arte. L'ossessione di spostare i 'capolavori' è la grande malattia del nostro tempo, una delle più scellerate incarnazioni del fantasma della valorizzazione. Ogni anno in Italia si spostano circa 15.000 pezzi archeologici e 10.000 opere d'arte moderne: nella più colossale rimozione del contesto che la storia della cultura italiana abbia mai visto. Solo una minima parte di queste mostre ha un vero valore culturale (cioè aumenta e redistribuisce la conoscenza del patrimonio culturale), mentre nel 90 dei casi si tratta di operazioni brutalmente commerciali, gestite da privati che fanno affari con opere pubbliche esposte in luoghi pubblici. Mostre che diceva Federico Zeri sono come la merda: che fa bene a chi la fa, non chi la guarda. Negli ultimi mesi, Sgarbi ci sta immergendo fino al collo in questo tipo di mostre. A Bologna ha parafrasato la mostra trash vicentina Raffaello verso Picasso con una Da Cimabue a Morandi per cui Roberto Longhi si rotola nella tomba: «un'antologia abborracciata, forse dettata unicamente dall'arrendevolezza di alcuni soprintendenti», per usare le parole con cui Antonio Cederna bollava nel 1956 una mostra simile. E ora il Traslocatore deporta nello stesso Palazzo Fava il Filippino Lippi della chiesa bolognese di San Domenico, e minaccia di fare altrettanto con il Compianto di Niccolò dell'Arca da Santa Maria della Vita, o l'Angelo di Michelangelo dall'Arca di San Domenico: tanto per imporre un biglietto a chi vuol godere di opere sempre visibili gratuitamente, e peraltro già visitatissime. Ma è nell'immane calderone dell'Expo che il Traslocatore arriva all'apice. Qui esattamente nel circo di Oscar Farinetti ha allestito quello che il quotidiano online PaginaQ ha definito un supermercato dell'arte italiana, e che è stato esemplarmente descritto da Federico Giannini. Un supermercato che ora sfoggia sui suoi scaffali perfino il San Paolo di Masaccio del Museo Nazionale di San Matteo di Pisa: nonostante l'iniziale diniego del soprintendente (qua sotto la lettera originale), diniego poi rimangiato dopo inaudite pressioni politiche (alla faccia del primato e dell'indipendenza della tutela!). E non basta: vanno a Milano otto statue colossali attribuite a Nicola e Giovanni Pisano, già sul Battistero di Pisa e mai prestate perché troppo pesanti, e dunque ad alto rischio di danneggiamenti. In un appello, alcuni storici dell'arte (e anche chi scrive) si sono detti «convinti che non si debbano mettere a rischio opere fragili e difficilissime da spostare, straordinarie nel loro contesto e non in mezzo alla distratta frequentazione di turisti alla ricerca di quelle sensazioni eclatanti che l'Expo milanese promette. E non ci sentiamo affatto tranquilli non solo riguardo alla movimentazione delle opere ma anche alla loro sicurezza, persino di fronte a possibili eventi eccezionali di cui i giornali hanno tanto parlato nei giorni scorsi. A chi dovremmo chiedere allora conto di un danno assoluto, ai talebani di casa nostra, cioè tutti quelli che in nome dei grandi eventi permettono tali scempi?» Questi brutali e seriali traslochi di opere d'arte dimostrano definitivamente che Sgarbi non ha ormai nulla a che fare con la storia dell'arte come disciplina scientifica. D'altra parte, il Traslocatore non pubblica più nulla di scientifico dal 1980, e questi elenchi telefonici della storia dell'arte italiana (conditi con qualche divagazione, e invariabilmente infarciti da alcune opere appartenenti al 'curatore') sembrano la caricatura di quelle antologie che Ugo Ojetti sparava a raffica giusto un secolo fa. Solo il provincialismo italiano fa sì che un modesto imbonitore come Sgarbi radicalmente sconosciuto in Francia, Inghilterra, Germania, Stati Uniti venga preso sul serio da un potere politico che impone alle soprintendenze di prostrarsi alle sue allucinanti richieste. E non basta nemmeno il fatto che sarebbe sufficiente in ogni Paese mediamente civile che Sgarbi sia un pregiudicato, condannato per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato (in particolare della Soprintendenza del Veneto, di cui era ispettore), avendo riportato una condanna definitiva a 6 mesi e 10 giorni di reclusione e 700 mila lire di multa. Possibile che nessuno dal ministro Dario Franceschini ai direttori generali, ai soprintendenti abbia la forza morale di fermare questo scempio, e di ritirare la licenza a questo inqualificabile traslocatore di opere d'arte?
Ritirate la licenza al traslocatore Vittorio Sgarbi.
Vittorio Sgarbi, noto critico d'arte e traslocatore di opere d'arte, sta organizzando mostre di opere d'arte in Italia. Queste mostre sono spesso commerciali e non hanno un valore culturale significativo. Sgarbi sta anche spostando opere d'arte in luoghi pubblici, come il Palazzo Fava a Bologna, senza il consenso dei soprintendenti. L'Expo di Milano è il luogo dove Sgarbi sta raggiungere l'apice del suo stile, con mostre che sono state descritte come "supermercati dell'arte italiana". Sgarbi è stato condannato per truffa aggravata e continuata e falso ai danni dello Stato, ma non sembra che nessuno abbia la forza morale di fermarlo.
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