Sul merito e sul metodo del decreto Bottiglione è opportuno tornare per mettere in luce la dipendenza dei Beni Culturali dai Mali Politici. E viceversa. Sul merito. Non siamo in Scandinavia, dove la scoperta di un vecchio muro sotterrato può scatenare la "corsa al tesoro" per salvare il reperto di un passato povero di mattoni e ricco di legnarne, magari danneggiando muri non meno preziosi ma volgarmente contemporanei. Siamo in Italia dove il sottosuolo, anche a Torino, rigurgita di ruderi. Compromettere due piazze importanti come San Carlo e Vittorio Veneto, per consentire ad una commissione di esperti di riflettere sul destino di un mucchietto di pietre perse di vista da qualche secolo, ha tutta l'aria di un dispetto. Se poi si pensa che incombono le Olimpiadi e che i lavori nelle piazze devono finire al più presto per rendere fruibile una città destinata ad essere invasa dai visitatori, il decreto di Buttiglione si rivela puro puntiglio conservativo. Il quale è a sua volta, un degno pendent della sciatteria innovativa, che consente a geometri e architetti di sconciare in superficie la fisionomia del Paese. Di solito i Beni Culturali si fanno in quattro per impedire restauri funzionali in edifici barocchi o torri medioevali di cui non deve essere compromessa la purezza originaria, compresa l'impraticabilità, condannandoli così all'abbandono e all'estinzione. In compenso non muovono un dito (o non possono muoverlo) se in una piazza, quattrocentesca compare all'improvviso un panettone Motta, in vetrocemento. Dunque, mentre le Sovrintendenze ignorano lo scempio della immagine esteriore del Paese, i tesori nascosti nell'interiorità della terra vengono meticolosamente salvati, forse in omaggio ad un pregiudizio gerarchico che promuove l'invisibile alle profondità dello spirito e degrada il visibile a superficiale materia bruta. Qualche anno fa ho constatato con stupore l'alterazione di Piazza dei Signori a Verona, dove una via afferente era stata per così dire sbucciata e ricoperta, da una lastra di plexiglas per esibire sul fondo un segmento di selciato romano. L'armonia, della, piazza, era compromessa dalla esposizione di un cadavere architettonico dissepolto che nulla aggiungeva alla nostra conoscenza dell'ingegneria classica. Non so se quella copula di strade, delle quali una, trasparente, era come sdraiata sull'altra, ci sia ancora. Certo, con un'opera del genere un maestro dell'Environmental Art avrebbe potuto vincere una Biennale di Venezia, ma Piazza dei Signori ne era sfigurata. Tanto che lì per lì quell'offesa a Verona, mi parve il frutto di un culto pedante della stratigrafia storica, paragonabile alla pretesa di rivestire il corpo umano con le lastre dei suoi organi interni (scheletro, polmoni, ecc.), nella convinzione di accrescerne la bellezza. Di fatto l'esposizione delle parti occulte contestualmente al profilo esterno nega la forma e rivela uno strano compromesso tra estetica della percezione sensibile e astratta erudizione accademica. Ma oggi è una mania diffusa, che spinge ad aprire scorci di medioevo (ad esempio, resti di bifore defunte) in facciate rinascimentali o neo-classiche. Quanto al metodo, non potrebbe essere stato peggiore. E' spiacevole che un ministro, per giunta filosofo, sì serva dì una improvvisata interrogazione parlamentare per inserire il cuneo di un suo decreto tra la sinistra, ragionevole e quella irragionevole, al solo scopo di mettere in crisi un'amministrazione non gradita. Ma è tristissimo che per vanagloria esibizionista qualche esponente dell'opposizione gliene abbia offerto l'occasione indicando il buco per il cuneo. Il filosofo ha solo abbaiato ma non è poi riuscito a mordere. Meriterebbe dì essere definito cinico (dal greco kyon cane) come Antistene, che nel IV secolo a.C. predicò latrando la liberazione da tutte le convenzioni sociali, non escluso il pudore, pur senza ottenere la messa al bando dei vestiti per vedere che cosa c'è sotto la loro inutile esteriorità. Ma a quale scuola di pensiero potremo attribuire i 'rappresentanti' della sinistra che hanno offerto maliziosamente la fessura in cui il cinico Buttiglione ha potuto infilare la sua leva, per fortuna non ferrea?
Quell'assist al ministro Buttiglione
Il ministro Bottiglione ha promosso un decreto che compromette la preservazione dei Beni Culturali in Italia. Il decreto ha ricevuto critiche per aver prioritizzato la conservazione dei tesori nascosti all'interno della terra rispetto alla preservazione dell'aspetto esteriore delle città. Alcuni esempi di questo sono la compromissione di piazze storiche come San Carlo e Vittorio Veneto per permettere la riflessione su un mucchietto di pietre perse. Il ministro è stato criticato per aver priorizzato la conservazione dei Beni Culturali rispetto alla funzionalità delle città, come ad esempio la possibilità di aprire scorci di medioevo in facciate rinascimentali o neo-classiche.
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