«Il Piano di gestione per Siracusa-Pantalica e le città tardo-barocche del Val di Noto esiste. E' nei cassetti di Soprintendenze e Comuni». Mariella Muti non ha dubbi: la mancata applicazione dei dettami dell'Unesco passa per l'assenza di volontà politica. L'ex soprintendente di Siracusa interviene così all'indomani dell'ennesima denuncia sul mancato rispetto delle prescrizioni Unesco per il mantenimento dei siti nella lista "Patrimonio dell'umanità". Anche stavolta, nel mirino degli ispettori Unesco, vi è la mala-gestione dei siti siciliani tanto che la Regione, dopo l'ultima segnalazione di degrado delle pietre millenarie di Pantalica deturpate dai vandali, ha deciso di correre ai ripari. L'assessore regionale ai Beni culturali, Antonio Purpura, ha annunciato che sarà avviato un confronto con gli enti locali per giungere all'istituzione degli enti gestori dei siti inseriti nella "World heritage list". «Noi abbiamo fatto la nostra parte - dice Mariella Muti - all'indomani del riconoscimento abbiamo realizzato il Piano di gestione, sia nel 2002 per il Val di Noto, che nel 2005 per quello di Siracusa e Pantalica. Inoltre, per quanto riguarda il sito delle città tardobarocche del Val di Noto, abbiamo anche aggiornato il Piano di gestione a seguito di un bando del ministero e del conseguente finanziamento. In quella occasione abbiamo anche coinvolto le 5 Curie che possiedono la maggiorparte dei beni insigniti del riconoscimento: da Modica a Palazzolo, a Scicli, Noto e Militello». Il Piano di gestione è nelle mani dei soprintendenti, dei sindaci e dei rappresentanti dei vari enti coinvolti a vario titolo nella tutela e nella valorizzazione dei "gioielli", come evidenzia l'architetto Muti. «Tutti hanno una copia del Piano di gestione - dice l'ex soprintendente di Siracusa -. Certo, dopo 10 anni, va aggiornato ulteriormente perché erano previste una serie di azioni e di partecipazioni a bandi eccetera. Insomma, bisognava mettersi a lavorare. E oltre alla redazione del Piano, a seguito del riconoscimento Unesco venne anche istituita un'associazione per poter coordinare meglio le attività e, anche questa iniziativa, venne fatta con le amministrazioni comunali e l'assessorato regionale ai Beni culturali, aperta a soggetti pubblici e privati. Questa è appunto la governance che adesso la Regione intende istituire per colmare la vacatio degli ultimi anni». Mariella Muti ha guidato la SOpRINTENDENZA dal 2004 al 2010 e, dopo una parentesi di direttore della galleria regionale di Palazzolo Bellomo, è stata assessore comunale alle Politiche culturali fino al 2012. «Ricordo che avevamo avviato una serie di progetti - dice l'architetto Muti - tra cui Mecenate 90 con il grande coinvolgimento delle Curie. Poi, ancora, tra i progetti che non riuscimmo ad avviare vi fu quello della Carta turistica per i siti Unesco: tutto fermo. Ci sono misteri quando si parla di fondi e iniziative: il primo è un progetto varato quando Lino Leanza era assessore regionale ai Beni culturali per promuovere il turismo scolastico. Era prevista un grande impegno con il coinvolgimento di tutti i siti e un finanziamento, stanziato dal ministero, di circa 1 milione e mezzo di cui si sono perse le tracce. L'altro, è quello avviato in passato dal Comune di Palazzolo che si era rivelato molto attivo. Adesso non so più cosa è accaduto e la notizia che la Regione voglia istituire una governance per gestire i siti Unesco mi stupisce perchè l'ente esiste già, si deve solo aggiornare con il coinvolgimento degli enti che mancano. Ad oggi, il Piano di gestione non è stato attivato perchè ci vuole una ferrea volontà politica mentre in questi 10 anni abbiamo assistito al passaggio di tanti assessori regionali e dirigenti, con ovvie conseguenze in termini pratici. Inoltre, non è semplice mettere d'accordo le amministrazioni comunali quando si parla di gestione». Oggi esistono due Distretti legati alla promozione, tutela e valorizzazione del patrimonio Unesco. Uno è il Distretto turistico dei siti Unesco di cui Mariella Muti è componente del comitato scientifico. Un ente diretto dal sindaco di Noto, Corrado Bonfanti. L'altro organismo è il Distretto del SudEst che è appunto la governance che deve coordinare e seguire il Piano di gestione. «Questo è il gruppo di lavoro che deve lavorare - dice l'architetto Muti - per mettere in pratica i dettami Unesco, aggiornare progetti e iniziative. Questa è la governance che esiste già dall'inserimento nella lista "Patrimonio dell'umanità" e deve mettere in pratica il suo impegno». Oggi, tra distretti e associazioni varie, si assiste però a un patrimonio calpestato, in abbandono, chiuso al pubblico e mortificato. Ciò perché fino ad oggi il riconoscimento Unesco è stato un "bollino blu" da appendere in bella vista all'ingresso dei Municipi o da disegnare su qualche depliant per Borse turistiche e carrozzoni vari. Ma, davvero, cosa ha fatto la politica in questi 10 anni per meritare il mantenimento del riconoscimento? 13052015
SICILIA - Unesco a rischio. Il Piano di gestione nei cassetti di tutti. Tutela. La Regione vuole salvare il riconoscimento
Il Piano di gestione per Siracusa-Pantalica e le città tardo-barocche del Val di Noto esiste, ma non è stato attivato. L'ex soprintendente di Siracusa, Mariella Muti, sostiene che la mancata applicazione dei dettami dell'Unesco passa per l'assenza di volontà politica. La Regione ha deciso di correre ai ripari e ha annunciato l'avvio di un confronto con gli enti locali per giungere all'istituzione degli enti gestori dei siti inseriti nella "World heritage list". Il Piano di gestione è stato realizzato nel 2002 e 2005, ma non è stato aggiornato da 10 anni.
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