I lavori di restauro stanno restituendo altre porte, l'intervento si concluderà entro la fine dell'estate L'AQUILA. Dopo Porta Barete e quella che potrebbe essere la Porta Pilese indicata da Girolamo Pico Fonticulano nella sua celebre Pianta dell'Aquila, il restauro sulle mura della città continua a regalare sorprese. A darne notizia è Alessandra Vittorini, che dirige la nuova Soprintendenza unica archeologia, belle arti e paesaggio dell'Aquila e del cratere, cui la recente riforma affida il ruolo di stazione appaltante della ricostruzione dei beni culturali. PORTA SAN LORENZO. «Il varco di San Lorenzo (o di Pizzoli) è tornato alla luce ai piedi del tratto settentrionale della cinta muraria, nei pressi della Lauretana», è spiegato in una nota, «mentre un crollo in zona ha evidenziato l'interno di una delle torri: liberata dalle macerie e dai riempimenti (di circa 6 metri in altezza) la torre ha rivelato un arco interno in pietra concia di notevole interesse, oggi visibile dal camminamento esterno». PORTA LUCOLI. Anche i lavori intorno a Porta Roiana, sotto al ponte di Sant'Apollonia, hanno restituito la traccia di un'altra porta cittadina, poco nota perché in una zona particolarmente impervia. «Si tratta di Porta Lucoli» continua la nota, «intagliata alla base di una torre che si erge alta sulla scarpata verso l'Aterno». PORTA PILESE. La scoperta più sorprendente dei lavori resta comunque quella fatta pochi mesi fa nei pressi della stazione. «Sono emerse progressivamente le porzioni di quello che alla fine si è rivelato essere un importante varco di accesso alla città, che si aggiunge alla porta già nota e visibile nello stesso tratto murario, poco più a Nord, individuata come "Porta Romana chiusa" nella pianta del Vandi del 1753», prosegue la nota. «Nel corso dei lavori è apparso prima lo stipite sinistro, poi la sporgenza di un basamento in pietra che, liberato dal pietrame, mostrava all'interno l'incasso per l'inserimento del cardine del portone che chiudeva l'accesso alla città. Quindi la soglia in pietra e, successivamente, lo stipite destro, che ha consentito di misurarne con certezza la luce interna, pari a oltre tre metri e mezzo. Sono stati poi ritrovati e ricollocati in situ tutti gli altri conci lapidei scolpiti per la porta. E così oggi la porta si mostra in gran parte ricomposta e visibile. La lavorazione superficiale e la modellazione delle pietre basamentali rimanda a una possibile datazione trecentesca, e quindi coeva alla realizzazione della cinta muraria. Ulteriori attente valutazioni andranno fatte anche in base allo studio dei documenti e delle mappe storiche: al riguardo è il caso di osservare che la pianta del Fonticulano del 1575, la prima rappresentazione "topografica" della città, sia pur in forma ideogrammatica, colloca nel tratto occidentale delle mura Porta Romana e Porta Pilese, ma quest'ultima scompare in tutte le raffigurazioni successive». LA PASSEGGIATA. La porta sarà riaperta e diventerà un punto importante e suggestivo della passeggiata pedonale extra moenia che, lungo le mura, da via XX Settembre porterà alla stazione e alla Rivera. L'intervento di restauro, consolidamento e valorizzazione della cinta muraria è stato finanziato per 8 milioni. I lavori sono stati affidati alla direzione dell'architetto Antonio Di Stefano, della Soprintendenza Unica e si concluderanno entro la fine dell'estate. «L'intervento di restauro delle mura troverà il suo pieno compimento con il collegato intervento di valorizzazione», commenta la Vittorini. «Una nuova illuminazione, la sistemazione del verde, la creazione di percorsi pedonali interni ed esterni contribuiranno a offrire inediti scorci e suggestive visioni di una struttura imponente miracolosamente sopravvissuta a diversi terremoti e che può ritrovare un nuovo ruolo identitario, anche nella città di domani». (m.c.)