Il ministero dei Beni culturali ricorre al Consiglio di stato per ripristinare il divieto cancellato dal Tar UDINE. Nuova tegola sul parcheggio interrato di Piazza Primo maggio. Il ministero bei Beni culturali ha presentato ricorso in appello al Consiglio di Stato contro la sentenza emessa dal Tar del Friuli Venezia Giulia che autorizza la Sistema sosta e mobilità (Ssm) a coprire la rampa d'uscita dalla struttura. Lo scorso gennaio il Tribunale amministrativo regionale, dopo aver concesso la sospensiva del divieto imposto dall'allora soprintendente ai beni architettonici e paesaggistici, Maria Giulia Picchione, ha accolto il ricorso di Ssm «per difetto di motivazione, contraddittorietà tra gli atti e mancata ponderazione di tutti gli interessi coinvolti». Ora però la situazione potrebbe essere capovolta. L'udienza, a Roma, è fissata per il 4 giugno. Una cosa è certa: la progettazione della copertura della rampa resta in balia dei pareri delle Belle arti e dei ricorsi e controricorsi. Profetico fu il presidente di Ssm, Giovanni Paolo Businello, il quale anziché esultare per la sentenza del Tar disse: «Non appena la sentenza passera in giudicato procederemo con la copertura delle rampe che riteniamo utili per la fruibilità e la sicurezza del parcheggio». La sentenza non è passata in giudicato, l'Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero dei beni culturali, ha promosso il ricorso in appello. La questione è sempre la stessa: il 13 maggio 2014 la Soprintendenza, a un anno dalla sottoscrizione dell'atto d'obbligo con il quale obbligava il Comune a individuare d'intesa con le Belle arti «una soluzione progettuale idonea e compatibile, sotto il profilo della tutela monumentale e paesaggistica, utile alla protezione delle rampe di accesso e uscita dal parcheggio esclusivamente per la parte strettamente necessaria alla sicurezza», approvava la terza proposta progettuale presentata da Sssm (le prime due non ottennero l'ok) imponendo lo stop alla realizzazione della copertura dell'uscita. «La rampa di accesso e di uscita dal parcheggio - scriveva - deve restare scoperta». A nulla servì evidenziare i rischi a cui si poteva andare incontro visto che il gelo e la neve possono rendere problematica la percorribilità della rampa, il ministero suggerì di riscaldare le parti inclinate e di realizzare un idoneo sistema di smaltimento delle acque piovane. Da qui il ricorso al Tar secondo il quale la Soprintendenza «si è discostata dai principi che regolano l'azione amministrativa, in primis quello di leale collaborazione tra i soggetti coinvolti che comporta che l'Amministrazione non possa imporre oneri ingiustificati a carico del privato, tenere posizioni oscillanti, assumere decisioni contrastanti senza motivazione e non rispettare gli obblighi assunti». Detta in altri termini, le Belle arti impegnate con l'atto d'obbligo a rilasciare l'autorizzazione avrebbero potuto indicare allora le soluzioni tecniche. Diversa la tesi del Ministero: «L'atto d'obbligo - sostiene - potrebbe essere assunto, al massimo, nella sfera dell'accordo preliminare, non può essere letto come esclusivamente vincolante per il rilascio dell'autorizzazione». Il ministero ritiene congruo il parere espresso dall'architetto Picchione e contesta «la condanna alle spese legali».