Non hanno assistito a una sterile lezione di storia dell'arte coloro che, tanti, a Palazzo Pretorio hanno partecipato alla lezione di Philippe Daverio. Lo storico, noto al grande pubblico per le sue trasmissioni televisive ("Passepartout") in cui rende fruibile l'arte agli italiani, è partito dalla conoscenza di Prato al di fuori di Prato superando il titolo della serata che prevedeva un incontro dal titolo " Palazzo Pretorio a Prato: Storia di una Cintola e di una città". Non si è tirato indietro neppure dal rispondere alle domande su Gonfienti (l'assessore Simone Mangani ha spiegato che una volta acquistata l'area ci sarà bisogno di almeno un milione all'anno per gestirla) sostenendo come, di fatto, "vista le penuria di disponibilità economiche" (e l'incertezza delle scoperte quando si parla di archeologia) meglio lasciare perdere e "semmai evitare di costruire lì un gasdotto". Così come Daverio non si è fatto trascinare dall'apprezzamento facile e non ha annuito all'affermazione di una persona dal pubblico che la cultura si paga. "Si paga quando diventa tempo libero ma per tutto quello che è istruzione, e quindi percorso parallelo alla scuola, deve essere gratuita. In particolar modo se si tratta di musei civici che, come ha spiegato, hanno un ruolo fondamentale nel tramandarsi il dna del nostro Paese in quanto nostra identità e appartenenza". Ruolo importante quello dei musei perché è "questione di polpastrelli". "Come chi produce stoffe ha spiegatoDaverio tocca il bavero delle giacche e si allena in un esercizio continuo il polpastrello così è necessario abituarci a vedere i musei, a guardare pale e brocche che spesso non comprendiamo ma farlo significa respirare quello che ci arriva dal passato e che ci permette di essere concorrenziali anche con quello che produciamo, qui le stoffe. Perché i musei servono ad esercitare il nostro gusto, ci tramandano un'eredità che ci rende diversi da tutti gli altri. Perché è la pratica, la consuetudine di approcciarsi alla nostra arte che fanno crescere il nostro polpastrello e ci fanno costruire il nostro futuro". Del resto per Daverio arte non significa autonomamente turismo. "A cosa servono le tartarughe che zaino in spalla girano da una piazza all'altra di una città e se ne vanno senza sapere cosa hanno visto? Allora meglio pensare alla crescita del turismo imparando a comunicare le nostre cose, a creare delle App per raccontare una storia o una chiesa. A formarci costantemente affinché le nostre città diventino cornice e parte integrante di quello che produciamo".