Architetti contro il "cubismo" alla bolognese. L'invasione di sedute di pietra squadrate, che dopo il taglio del nastro di via Azzo Gardino pedonale si preparano a "colonizzare" piazza della Mercanzia, e si ritroveranno nei successivi restyling di piazza San Francesco e Malpighi, viene bocciata dagli addetti ai lavori. Nell'ambito del più generale progetto di restyling di piazze e distretti che prevede l'installazione di alcuni arredi urbani "guida", come le sedute in pietra e le panchine con fioriera annessa, in tutto il centro storico. «Io quei soldi li avrei spesi in un altro modo- dice l'ex assessore regionale Felicia Bottino - non amo intervenire su quello che fanno gli altri, ma io sono rimasta abbastanza sconvolta già da quel che è stato costruito nel cortile del Pozzo in Comune. Francamente, preferivo le auto. Si tratta di interventi del tutto superflui, non so chi sia il designer ma per quel poco che ho insegnato architettura, mi sembra totalmente contrario a quello che si dovrebbe fare. Inoltre con questi arredi tutti uguali si finisce assurdamente per bollare con uno stesso timbro parti differenti della città, con un tentativo di omologazione che non paga». "Tranchant" anche il giudizio di Pierluigi Cervellati, che si chiede «come la soprintendenza abbia accettato sisimili sistemazioni, nel centro storico che va tutelato». «Questi arredi sono orribili, di una banalità sconvolgente - dice l'ex assessore all'Urbanistica del Comune di Bologna, dal 1964 al 1980 - in centro inoltre sono un'assoluta stonatura. Gli alberelli, che adesso "dilagano" nelle sedute progettate dal Comune, non ci sono mai stati in centro, e l'arredo urbano così concepito è avvilente come minimo. Non c'è nessun principio progettuale o creativo ». Oltre all'omologazione, che secondo Cervellati spinge il centro di Bologna verso il modello di «qualsiasi città di provincia o periferia », c'è il problema dell'identità della città, «di cui non si tiene nessun conto ». Secondo Daniele Vincenzi, coordinatore della commissione cultura dell'Ordine degli Architetti, per anni al fianco di Dino Gavina nella realizzazione di alcuni progetti di arredo ubano, questi "cubi" ricordano i grandi blocchi, ribattezzati "formaggi" perché assomigliavano a gigantesche forme di Grana Padano, che chiudevano l'accesso a via Porta Nova. «In Azzo Gardino, che è una strada con un disegno architettonico armonioso - dice Vincenzi - sembrano davvero una forzatura, fanno perdere di vista la visione di città. Lo spazio urbano va soprattutto ripulito, mentre questi oggetti alterano un equilibrio fatto di facciate, di strada, di tetti e anche di cielo».