SUONA COME uno slogan, ma il progetto "Il bene torna comune", promosso con un bando ad hoc dalla Fondazione Con il Sud è qualcosa di più di una dichiarazione di intenti. All'orizzonte, infatti, c'è una rivoluzione copernicana nell'approccio alla valorizzazione dei beni culturali inusati nel Mezzogiorno. Di suo la Fondazione Con il Sud, presieduta da Carlo Borgomeo, ci metterà quattro milioni di euro, destinati a sostenere progetti di attività culturali e sociali che dovranno essere attuati in 14 beni culturali disseminati nel Mezzogiorno, individuati dalla stessa Fondazione a fronte delle candidature (220) giunte dagli enti locali, pubblici e privati, che ne sono proprietari. E la sorpresa è che ben sette su 14 dei beni culturali destinati a risorgere sono proprio in Puglia. Si tratta del castello di Sannicandro di Bari, della chiesa e convento delle Olivetane a Bitonto, del Bastione di San Giacomo a Brindisi, di palazzo Amati a Taranto, del convento dei Francescani Neri a Specchia, del palazzo Marchesale Belmonte Pignatelli di Galatone e della ex distilleria De Giorgi di San Cesario di Lecce. «Non è casuale che- confida a Repubblica il presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo- la metà dei beni culturali destinati a essere valorizzati con questo bando sia proprio in Puglia. Corrisponde, invece, a una maggiore e tangibile sensibilità diffusa sul recupero e la riqualificazioni dei contenitori storici e artistici. Solo un cieco non vedrebbe come la Puglia, insieme con la Basilicata, sia più avanti rispetto ai temi della fruizione culturale. Non per caso, insomma, nella "mia" Campania sono soltanto scelti soltanto due beni culturali da valorizzare». La stessa capacità propositiva degli enti locali pugliesi ha fatto la differenza: 53 sono stati i beni culturali candidati durante la prima fase - online sul sito www.ilbenetornacomune.it contro i 35, per esempio, della Campania. Adesso, invece, spazio alle idee per la valorizzazione con un bando aperto fino al 14 luglio (consultabile su www.fondazioneconilsud.it). Dietro le quinte, insiste Borgomeo, c'è un approccio inedito da parte degli enti locali proprietari: «Il sindaco di Brindisi così come quello di Sannicandro, per capirci, hanno sottoscritto con la Fondazione un contratto ad hoc col quale sarà affidata in gestione, a soggetti terzi scelti da noi, del bene culturale in questione per un periodo di almeno 10 anni. È un atto del tutto innovativo. Uno dei criteri dirimenti, poi, per il sostegno dei progetti, la cui richiesta di sostegno non potrà superare i 500mila euro, sarà l'autosostenibilità economica, ovvero la ragionevole speranza che cessato il nostro finanziamento ciascuna attività socioculturale resti in piedi da sola».