ROMA - Dopo tante polemiche lunedì si riunisce la commissione del Ministero e del Comune per definire in tempi brevi il piano di riqualificazione dell'Ara Pacis in piazza Augusto Imperatore. Il progetto dell'architetto Richard Meier sarà "potato": anticipiamo le modifiche proposte. La storia infinita Lunedì si riunisce la commissione del Ministero e del Comune per definire in tempi brevi il piano per riqualificare piazza Augusto Imperatore. Proponendo all'architetto Meier alcune modifiche. Le anticipiamo ECCO in anteprima le immagini dell'Ara Pacis di Richard Meier prima e dopo la cura. Prima e dopo cioè l'intervento di "potatura" che secondo il ministero dei Beni culturali sarebbe necessario per diminuire l'impatto del nuovo contenitore, destinato ad ospitare il sacello dì marmo che evoca le imprese del primo imperatore di Roma. E per sedare le polemiche che hanno accompagnato sin dalla nascita questo tormentato progetto, riaccendendosi in modo ancora più aspro durante il breve interregno da sottosegretario alla cultura di Vittorio Sgarbi. Si tratta di una serie di simulazioni al computer, elaborate dal soprintendente ai monumenti Roberto Di Paola, che mostrano con sufficiente chiarezza le modifiche che nelle intenzioni del ministro Giuliano Urbani dovrebbero essere apportate al progetto, nella cornice del compromesso siglato nell'agosto scorso per appianare definitivamente la spinosa vertenza. Due immagini tra tutte. Quelle che inquadrano dall'alto la collinetta artificiale su cui alla fine degli anni '30 fu ri-montata l'Ara Pacis, estratta con un laborioso intervento di chirurgia archeologica dai sotterranei di palazzo Piano, l'edificio che ospita il cinema Nuova Olimpia, dove era rimasta sepolta per secoli. La prima fotografa con i dettagli del progetto di Richard Meier, grande star del decostruttivismo made in Usa, che ricevette alla fine degli anni Novanta l'incarico dal sindaco dell'epoca Francesco Rutelli. In particolare le soluzioni per saldare i tre corpi di fabbrica del museo ai due affacci sul Lungotevere e sui paralleli sagrati delle due chiese di S. Rocco e S. Girolamo dei Croati. Sul lungotevere, per incorniciare la piazza, rimasta incompiuta su questo lato, l'architetto newyorkese prevedeva il prolungamento di un muragliene, di cui in una fase successiva ha accettato di ridurre lunghezza ed altezza, per limitarne l'impatto. Dietro questa quinta adagiava in quota una sorta di piazza d'accesso con un sistema di rampe che guidava verso l'ingresso principale. Spazio che poi aveva voluto impreziosire con una colonna, con cui evocava l'obelisco della meridiana augustea di Campo Marzio, ancora sepolta sotto piazza in Lucina. Nella seconda simulazione questo complesso gioco di rimandi scompare: via l'obelisco, le rampe, i muretti, il computer disegna una nuda spianata che però toglie di mezzo ogni ostacolo alla visuale delle due chiese vicine, già soffocate dalla scarpata del Lungotevere. A queste amputazioni virtuali gli esperti del ministero aggiungono con tono meno ultimativo due altri correttivi: la previsione di un elemento di separazione tra l'atrio a vetri del museo e la parete dì marmo su cui negli anni 30 fu inciso il testamento di Augusto, e la revisione della copertura per diminuirne le sporgenze. Questo corredo di varianti sarà il principale dei tanti temi su cui lunedì prossimo, alla sua prima riunione, dovrà confrontarsi la commissione di esperti che le due parti hanno insediato per definire entro tre mesi un piano di riqualificazione di piazza Augusto Imperatore. Ne fanno parte per il ministero i soprintendenti Roberto Di Paola e La Regina, affiancati dall'architetto Leonardo Benevolo e, per il Campidoglio, il soprintendente Eugenio La Rocca, il dirigente dell'ufficio centro storico Gennaro Farina e l'architetto Giovanni Carbonara. Trovare un'intesa sarà tutt'altro che semplice. Per lo stato d'avanzamento dei lavori: ottenuto anni fa il via libera dal ministero, i! Comune ha appaltato l'opera e non può apportarvi grossi ritocchi, per non incorrere in onerose penali e moltiplicarne i costi, già lievitati di oltre un miliardo di vecchie lire a causa degli alt di Vittorio Sgarbi. E per l'esistenza di una terza incognita che il ministero sembra sottovalutare: il consenso del progettista Richard Meier. L'anno scorso, quando Vittorio Sgarbi andò a co-sultarlo a riguardo, l'architetto americano replicò con un gentile ma fermo rifiuto: non avrebbe in alcun modo stravolto un progetto che riteneva di aver calibrato in ogni dettaglio. «Non l'abbiamo ancora interpellato, ma è probabile che il suo atteggiamento non sia cambiato butta là con prudenza Eugenio La Rocca-. E le sue eventuali resistenze vanno capite e tenute in debito conto. Meier è uno dei più noti architetti del mondo, che ha messo in gioco la sua firma. Rifargli vistosamente le bucce, cambiando l'equilibrio dell'edificio che ha disegnato, credo che sia improponibile. Ci sì doveva pensare prima». Già, l'imprevidenza: è il peccato originale che marca tutta l'operazione. Un intervento nato male. Senza aver prima elaborato un piano complessivo sulla piazza in cui l'edificio andava a inserirsi. E con un affidamento diretto, che gli ha subito scatenato contro le invidie e le furie degli architetti di casa. I più accaniti, come Giorgio Muratore, lo hanno accusato d'incompetenza, per non aver tenuto conto delle ricchissime stratificazioni di memorie del luogo. I più cauti come Sandro Anselmì, di aver lavorato con la mano sinistra, sfornando un progetto banale. Vittorio Sgarbi, il più perfido, ha bollato così il nuovo museo: «Sembra una stazione di benzina». Un fronte di critiche, che l'incalzare del revisionismo politico e il ridestato orgoglio della destra al potere, hanno saldato in un argomento ancora più velenoso: l'accusa di aver cancellato con un rifacimento moderno la vecchia teca anni '30 di vetro e cemento nel solco degli anatemi contro l'architettura del regime fascista che hanno a lungo offuscato i giudizi della cultura italiana. Più giusto ed equilibrato al riguardo sembra il giudizio di Italo Insolera, uno dei più reputati conoscitori dell'urbanistica romana. «Il museo di Meier. Un errore che si aggiunge ai tanti che hanno st ra volto piazza Augusto imperatore» dice sgranando un lungo elenco di "danni", «La costruzione dei mu-raglioni che ha distrutto il porto di via Ripetta, interrompendo la strada che prima correva davanti alle due chiese di S. Rocco e S. Girolamo. E poi negli anni 30 gli sventramenti per le frettolose celebrazioni del bimillenario di Augusto: la demolizione dell'Audi-torium e del reticolo di caseggiati antichi che avvolgeva la zona per liberare al centro il Mausoleo di Augusto come un incongruo spartitraffico, il trapianto dell'Ara Pacis su un terrapieno ottenuto con la demolizione di altri palazzi, la progettazione dei portici rimasta incompiuta, la sistemazione dello slargo sottratta al progettista di origine ebrea che l'aveva iniziata, Ballio Morpurgo, e da lui rinnegata». Come rimediare a questi errori? «Smettendo di commetterne altri - conclude polemicamente Insolera -. Meglio ricoverare l'Ara Pacis in un museo, alle Terme. E comunque rinunciare all'idea di bandi e gare per riqualificare la piazza. Sarebbero solo soldi sprecati».
Il Messaggero
29 Marzo 2003
Ara Pacis, ecco il progetto "potato"
DA
Danilo Maestosi
Il Messaggero
Artista / Persona
Bene culturale
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