La scoperta di un gruppo di ricercatori dell'Università dei Paesi Baschi. Il ritrovamento nel sepolcro della "Signora Rossa" uno dei siti meglio conservati del paleolitico ROMA - Una tradizione antica migliaia di anni. Un rito che sembra esserci sempre stato. Lasciare i fiori sulle tombe è una tradizione antica di almeno 16.000 anni: a rivelarlo sono i pollini fossili trovati su una tomba del paleolitico tra le più ben conservate giunte fino a noi. Il ritrovamento è stato fatto nel sepolcro paleolitico della Signora rossa nella grotta spagnola di El Miron da un gruppo di ricerca guidato da Maria José Iriarte, dell'Università dei Paesi Baschi, che ha pubblicato i risultati sul Journal of Archaeological Science. Sono delle microscopiche tracce di pollini ormai fossilizzati a testimoniare la più antica deposizione di fiori fatta probabilmente per onorare la scomparsa di una personalità femminile, verosimilmente importante all'interno della società che popolava la Cantabria del paleololitico. Il ritrovamento è stato fatto all'interno di una grotta, scoperta già nel 1903, che custodisce la tomba di una donna detta la Signora rossa. Il nome deriva dal ritrovamento nel 2010 di tracce di pigmenti color ocra, molto simili a quelli usati per le pitture rupestri, sui resti del corpo e ne testimoniano un possibile ruolo sociale di primo piano. Analizzando alcuni campioni i ricercatori hanno ora identificato l'abbondante presenza (solo nella zona della tomba e in un preciso strato di terreno) di pollini di un particolare tipo di fiore. Dopo aver analizzato ogni possibilità i ricercatori hanno concluso che "l'ipotesi più plausibile è che i fiori fossero stati depositati tutti sulla tomba", ha spiegato Iriarte. Che conclude: "Anche se però - ha proseguito - non è possibile sapere se lo scopo fosse quello di un'offerta rituale alla defunta oppure se sussistono motivi più semplici, come per mantenere igiene o pulizia". Con certezza si sa che erano piccoli fiori del genere Chenopodiaceae, una famiglia di piante erbacee molto diffuse, che con i loro fiori piccoli e generalmente bianchi o gialli, commentano i ricercatori, difficilmente oggi li considereremmo colorati e di valore