Codognato: «L'opera? Un escamotage: non è così che si fa» VENEZIA. La questione è: Christoph Büchel, l'autore del riadattamento della chiesa di Santa Maria della Misericordia in moschea - operazione che sta dividendo Venezia, e non solo - può davvero considerarsi il «portacolori» ufficiale dell'Islanda alla Biennale? O, invece, l'artista ha utilizzato la bandiera dello stato nordico semplicemente come «paravento», quindi all'insaputa di Reykjavík, per infilare il proprio lavoro all'interno del cartellone veneziano? Come si può capire, non è questione di lana caprina. La Biennale come si è visto si è espressa; ma a questo punto solo il governo islandese può dare una risposta dirimente. Ieri abbiamo rivolto l'interrogativo al console islandese in Italia, Attilio Codognato, che ha sede proprio a Venezia. Gran personaggio, tra l'altro, il console Codognato: maestro gioielliere coltissimo e raffinato (tra i clienti non solo il patriarcato di Venezia, ma anche Madonna e i Principi del Liechtenstein), è considerato uno dei più importanti collezionisti al mondo. Per lui parla la sua casa: un vero scrigno, che accoglie alle pareti quadri di Andy Warhol, di cui il console fu per anni un amico, e Roy Lichtenstein. Console eravate stati informati dell'installazione? «Le dico subito, io come console non sono stato interpellato sull'ipotesi di fare o non fare l'opera. Non ho mai avuto contatti, fin dall'inizio. Altrimenti avrei espresso i miei pensieri...». E quali sono i suoi pensieri? «Hanno ragione da una parte e dall'altra, il mio compito però non è giudicare queste cose. Non è che mi ritiro davanti al problema, ma io sono più un burocrate, che un politico». Ma lei conosce l'artista? «No, non lo conosco» E, a quanto le è dato sapere, Büchel ha mai chiesto un timbro o un'autorizzazione al governo islandese? «No, assolutamente». Le risulta, allora, che abbia contattato direttamente il governo? «No, perché io sarei stato il tramite per il governo islandese: qui in Italia non abbiamo più l'ambasciata da anni. Di solito gli altri anni ero coinvolto, ma questa volta no. E se dobbiamo dare un significato alle cose». Alla luce di quanto è successo, pensa che sarebbe opportuno per l'immagine del governo islandese di sospendere l'installazione? «Io non dovrei avere dei pareri. E non essendo mai stato invitato ad esprimere un parere...» Visto il clima, non crede che questo tipo di installazione possa creare dei problemi all'Islanda? «Potrebbe creare dei malintesi e se avesse concorso, magari vincendo il premio, sarebbe stato un premio avvelenato. Il patriarca non ha dato il permesso» Lei suggerirebbe al governo islandese di chiedere la sospensione? O una presa di posizione? «Sì, dovrebbero manifestarla. Vedrà che lo faranno». C'è qualcuno che sospetta che dietro al progetto possano esserci state pressioni della comunità islamica. Un modo per porre la questione dell'assenza di luoghi di preghiera a Venezia... «Tutto questo andrebbe affrontato serenamente, non con escamotage. Ecco, a me da "burocrate" questo aspetto non mi piace. Non è il modo. Ma vedrà che adesso la toglieranno Nel bene e nel male non è così che si fa». L'ambasciata islandese a Parigi è a conoscenza del fatto? "Sicuramente. Sanno tutto».