Lucca, ora una gara al rialzo per individuare altri soggetti interessati a comperare. Prescrizioni del ministero, sarà più difficile ricavarvi un albergo di lusso LUCCA. C'è un'offerta d'acquisto per palazzo Tommasi, in piazza Santa Maria bianca. Una proposta vincolante che, nelle settimane scorse, è arrivata negli uffici di Cassa depositi e prestiti, la "cassaforte" in mano al ministero del Tesoro che attraverso una sua società (la Cdp Investimenti) gestisce il fondo immobiliare nel quale il palazzo è confluito a inizio anno. I dettagli dell'operazione, a cominciare da nome e consistenza economica dell'offerta, sono considerati top secret. Anche se - per quanto riguarda l'entità dell'offerta - è difficile che scenda sotto i due milioni pagati da Cdp a Inail per acquistare l'edificio. Il passaggio di mano - nelle intenzioni di Cdp - dovrebbe avvenire nel giro di pochi mesi, con un termine fissato al 31 luglio. Prima di allora si svolgerà una "procedura competitiva" che permetterà di trovare eventuali altri investitori disposti a spendere di più: la manifestazione di interesse dovrà essere presentata entro il 15 maggio. I soggetti ammessi (a giudizio di Cdp) dovranno poi presentare l'offerta vincolante entro il 12 giugno. Nel caso di più offerte, si svolgerà una vera e propria gara (entro il 25 giugno) con rilanci minimi di 10.000 euro. Certo è che la somma che alla fine sborserà l'acquirente sarà solo una parte (probabilmente nemmeno maggioritaria) dell'investimento che lo aspetta. Il palazzo, infatti, sconto anni e anni di abbandono, dopo che all'inizio degli anni Novanta se ne andarono gli uffici della Cisl: serviranno milioni per restaurarlo e per poterlo di nuovo utilizzare. La futura destinazione è un'incognita: dal punto di vista urbanistico le possibilità più concrete sono quella residenziale (purché i lavori per ricavare gli appartamenti non sconvolgano il complesso), ricettiva e direzionale (anche se, in linea teorica, potrebbe sorgervi un museo o una casa di cura). Per il solo pianterreno sono ammessi anche negozi di vicinato, locali pubblici e ristoranti. La destinazione immaginata dall'Agenzia del demanio, che ha avuto in carico per diversi mesi palazzo Tommasi prima di "girarlo" alla Cassa, privilegiava l'utilizzo ad albergo. Ora, invece, bisognerà capire le mire dell'acquirente e le possibilità - anche tecniche - di realizzarvi un'attività del genere. A cambiare, almeno in parte, le carte in tavola ci sono anche due provvedimenti della direzione regionale del ministero dei beni culturali, che risalgono a fine 2014 e che fanno parte dell' "istruttoria" che ha permesso a Cdp di mettere sul mercato Palazzo Tommasi, Il primo, del 16 dicembre, è la dichiarazione di interesse storico artistico. Il secondo, del giorno successivo, è conseguenza di questo e autorizza la vendita dell'immobile, imponendo però tre prescrizioni. In primo luogo sarà necessario l'assenso della Soprintendenza per qualsiasi lavoro e comunque, si prevede che «visto il cattivo stato di conservazione del bene, derivante da incuria, appare indispensabile un intervento mirato al recupero della struttura e dei valori architettonici. La conservazione del bene dovrà essere garantita mediante interventi preventivi e manutentivi e non potranno essere modificate le caratteristiche architettoniche e volumntriche dell'immobile». In secondo luogo, «in rel azione alle condizioni di fruizione pubblica dell'immobile, tenuto conto della situazione conseguente alle precedenti destinazioni d'uso (residenza eo uffici), si stabilisce quanto segue: l'accessibilità pubblica del bene dovrà essere garantita, come in passato, attraverso la fruizione pubblica almeno dell'androne, del giardino e dello scalone. Dovranno altresì essere garantite idonee forme di accesso agli spazi monumentali». Non si potrà, dunque, chiudere il portone di palazzo Tommasi. E questo potrebbe rendere complicato ricavarvi un'attività come quella di hotel di lusso che avrebbe bisogno della piena disponibilità del complesso. L'ultimo paletto della Soprintendenza prevede che «l'immobile non dovrà comunque essere destinato a usi, anche a carattere temporaneo, suscettibili di arrecare pregiudizio alla sua conservazione e fruizione pubblica o comunque non compatibili con il suo carattere storico e artistico».