Nella giungla della pubblicità, l'ultimo sfregio sono i cartelli che assediano ville e piazze monumentali e che adesso sono finiti al centro di un'indagine della Procura: montati sulla base di autorizzazioni comunali vecchie di decenni, sarebbero sprovvisti del nulla osta della Soprintendenza. Dai cartelli che assediano le mura di Villa Trabia a quelli piazzati su quelle antiche dell'ospedale Villa Sofia e di Villa Bordonaro. Sotto i riflettori pure i cartelloni delle piazze Castelnuovo e Verdi che nascondo la vista dei teatri. «Le indagini sono ancora in corso e riguardano tutte le zone monumentali della città », dice il vice comandante della polizia municipale Luigi Galatioto. Il caso è stato sollevato proprio dalla polizia municipale durante l'attività di ricognizione degli impianti pubblicitari esistenti. In città regna il caos: l'ultimo elenco di impianti del quale dispone il Comune è vecchio di dodici anni e potrebbe non essere attendibile: nel 1993 le ditte che facevano pubblicità fornirono un elenco dei propri spazi al Comune che nel 1994 li inserì in un archivio informatico. «Gli impianti registrati in questo archivio non sono dotati tutti di un formale provvedimento autorizzativo, ma l' ufficio nel corso del tempo li ha sempre ritenuti come autorizzati », ha messo nero su bianco un funzionario del Suap in una relazione shock. Attualmente risultano autorizzati 46 mila 648 metri quadri di pubblicità. Ma in realtà in città secondo le stime della polizia municipale ce ne sarebbe il doppio. Tutta abusiva. «Il caos», ammette Galatioto. Un caos nel quale il Comune sta tentando di mettere ordine: domani sera il Consiglio comunale comincerà a trattare il nuovo piano della pubblicità, arenato in aula dal 2013. Un piano che divide la città in otto zone a loro volta suddivise in 81 lotti che saranno accorpati in 14 maxi raggruppamenti e messi a bando: ogni ditta potrà concorrere per un massimo di tre maxi- lotti. Una rivoluzione per Palermo dove le ditte di pubblicità sono una decina, con le grossissime Damir e Alessi che fanno la parte del leone e negli anni hanno inglobato, anche creando spcietà miste, consistenti fette di mercato. E infatti le ditte non ci stanno e chiedono al Comune di prevedere una proroga del regime esistente. Domattina, prima che il piano cominci il suo cammino in aula, le associazioni di categoria del settore incontreranno l'assessore alle Attività produttive Giovanna Marano. Ma sarà il Consiglio ad avere l'ultima parola: «La priorità - dice il vice capogruppo degli orlandiani Pier Paolo La Commare- è trovare una soluzione allo spaventoso contenzioso ». Gli anni di deregulation hanno portato a un numero esorbitante di cause: le liti pendenti sono almeno una cinquantina e altrettanti sono i nuovi ricorsi presentati. Alcuni contenziosi vanno avanti da più di vent'anni. «Bisogna trovare il modo di chiudere con il passato e ricominciare da zero », dice il vice comandante della polizia municipale. Ma come? Sala delle Lapidi starebbe valutando l'ipotesi di una maxi transazione: «Le nostre casse rischiano grosso - dice il presidente della commissione Bilancio Mimmo Russo - ed è per questo che in aula ci sarò anche l'avvocatura ». L'ultimo ricorso che il Comune ha perso risale a dicembre scorso: riguardava le pensiline pubblicitarie alle fermate dell'autobus di via Libertà, tra piazza Croci e il Politeama che nel 1998 l'amministrazione obbligò la società Spa a dismettere per consentire i lavori di rifacimento dei marciapiedi. E l'azienda forte di una concessione ventennale ottenuta nel 1981 ha chiesto di essere risarcita per mancati incassi tra il 1998 e il 2001. Mentre l'amministrazione soccombe, in assenza di regole l'abusivismo dilaga e sfregia strade e monumenti. «Il piano deve essere approvato al più presto », dice la Marano.