GLI interrogativi sono tanti. Con il principale che riguarda i fondi: come, e in che misura, la Regione è disposta ad aumentare il suo contributo per il nuovo ospedale? Succede al Policlinico di Milano: ieri i vertici della Ca' Granda hanno inaugurato il nuovo pronto soccorso insieme con il governatore Maroni e il suo vice Mantovani, l'assessore comunale Tajani e il cardinale Scola. «La Chiesa di Milano è uno dei soci fondatori e per tradizione il cardinale è il parroco del Policlinico ha detto Scola al taglio del nastro . Questa inaugurazione è un segno molto bello, simile a tanti altri di questi mesi che sono simbolo della rinascita di Milano. Anche se restano situazioni di estrema gravità dal punto di vista della casa, dell'integrazione degli immigrati, della sicurezza, degli anziani e della povertà». Il nuovo pronto soccorso da 110 posti dove il trasloco inizierà mercoledì 27 e la cui realizzazione è durata sette anni, tra stop per i ritrovamenti di reperti archeologici e il crac delle prime due ditte a cui era stato affidato il cantiere nelle intenzioni di via Sforza è solo l'inizio. Nei prossimi anni, infatti, il Policlinico dovrebbe cambiare volto con la costruzione del nuovo ospedale, in base a un accordo firmato nel 2000 e aggiornato nel 2004. «Ma ora deve essere revisionato spiega il presidente del Policlinico Giancarlo Cesana, determinato a bandire l'appalto prima di dicembre, fine del suo mandato . In base al vecchio accordo il nuovo ospedale dovrebbe avere 1.400 letti: un disegno non più attuale». Perno del progetto è l'autofinanziamento. In base all'accordo del 2004, il ministero della Salute dovrebbe contribuire con 35 milioni, la Regione dovrebbe farsi garante di un eventuale prestito e il resto (200 milioni) dovrebbe arrivare da via Sforza, attraverso la valorizzazione del patrimonio immobiliare da 300 milioni dell'ospedale. Un metodo, quello dell'autofinanziamento, "testato" con il nuovo pronto soccorso: i lavori sono costati 30 milioni, di cui 4,8 della Regione e 7 del ministero. Il resto è stato trovato dall'ospedale, che nel 2011 ha sgomberato gli stabili, occupati per 40 anni, di via Canonica e Montello, e dopo li ha venduti per 17 milioni a Cassa depositi e prestiti (Cdp). Di qui, la decisione del Policlinico di proseguire su questa strada e creare un fondo immobiliare, destinato al social housing, per trovare i soldi per il nuovo ospedale. L'operazione, anche in questo caso con Cdp, ha portato nelle casse di via Sforza 105 milioni. Una cifra alta, ma che non permette di bandire l'appalto, visto che in base alle norme dell'Anticorruzione è necessaria la copertura finanziaria totale. Che però arriverà solo tra otto anni, quando grazie ai proventi del fondo via Sforza avrà incassato altri 100 milioni. Di qui, l'appello alla Regione per modificare l'accordo. Chiedendo un aumento del contributo, per arrivare intorno ai 270 milioni, per coprire anche macchinari e arredi. Policlinico e Regione si incontreranno lunedì 18. In ballo non c'è solo la questione finanziaria. Ma anche il futuro della Mangiagalli e il numero elevato di letti che il nuovo ospedale in base al progetto originario dovrebbe avere. In controtendenza rispetto ai tagli degli ultimi due anni. Senza contare che nell'accordo del 2004 non è presente l'Università Statale, la cui presenza è però fondamentale per il Policlinico, che quindi vorrebbe coinvolgerla (anche dal punto di vista economico). Mentre, secondo il vecchio progetto, il nuovo ospedale dovrebbe comprendere anche gli Istituti clinici di perfezionamento. Nel frattempo però diventati autonomi.