«MI capita di assentarmi a lungo da Napoli e al rientro mi accorgo che le cose di cui si dibatte sono sempre allo stesso punto o quasi. Chiunque può fare un suo elenco. Il tema Bagnoli sembra quasi dimenticato, non mi pare sia al centro delle attenzioni dei candidati alle elezioni regionali: poiché ho i miei pallini mi sembra il caso di insistere». Il pallino di Cesare de Seta, storico dell'architettura, è Bagnoli. «La sua storia - dice - è grottesca, questo sito dovrebbe essere all'attenzione non solo della città ma dell'Italia, perché i Campi Flegrei sono uno splendido patrimonio dell'umanità». Lei ha una proposta? «Renzo Piano e io stendemmo nel lontano 1991 un progetto. La commessa ci venne dalla Meriport, gruppo Iri, e demmo al nostro progetto il seguente titolo: "Studio urbanistico dell'area di Bagnoli e linee guida per lo sviluppo del porto turistico di Bagnoli". Ci lavorammo circa un anno e ci sembrò chiaro che il sistema geomorfologico dei crateri dei Campi Flegrei andava assunto a idea guida del disegno. Tutta l'area (inquinata) andava preceduta da un risanamento ambientale, ecologico e urbanistico. Il nostro è un "cratere" destinato a un compatto parco verde che avvolge le splendide preesistenze di archeologia industriale: riutilizzate nella loro consistenza architettonica. Il parco risaliva dal piano zero della spiaggia per circa 20 metri a memoria dei crateri dei Campi Flegrei: prevedemmo edilizia residenziale di sutura tra il quartiere di Bagnoli e il parco». Che differenza c'era con il piano del Comune redatto poi da De Lucia? «Noi prevedevamo una cubatura ben più bassa di quella che previde il piano De Lucia. Si prevedevano come destinazione d'uso Centri di ricerca di base, applicata e ad alta tecnologia non inquinante. La grande Acciaieria, lunga oltre 100 metri e a quattro navate (la più alta è di 70 metri), diveniva il mallo strategico del progetto: con un Museo della Scienza e di Archeologia industriale, un Centro per la creatività artistica ed espositiva, un Centro Congressi. Ricordo che Renzo disse: "Questo è un Beaubourg bello e fatto, non ci resta che riempirlo". Analoghi usi assumevano gli altiforni. Dinanzi creammo un lago, il tutto inserito in un compatto parco e non un insensato spezzatino di verde come voleva il piano De Lucia». E il rapporto con il mare? «L'altro polo del progetto era il porto turistico per 350 barche, collocato lì dov'era il porto romano tra Nisida (da riconvertire a uso turistico e museale) e il costone di Posillipo: dal porto con le sue attrezzature una funicolare incassata nella roccia raggiungeva il Capo di Posillipo. Sistema di collegamento rapidissimo e a basso costo per ridurre drasticamente i traffici automobilistici. La fascia costiera di circa un chilometro e mezzo veniva resa alla balneazione con gli indispensabili servizi (ristorante, cabine) disposti ortogonalmente alla spiaggia. Queste ridotte all'osso le nostre intenzioni che credo siano assai chiaramente leggibili in un'articolata relazione e ancor meglio nelle tavole disegnate». Che cosa ne pensa invece del porto- canale? «La creazione del porto-canale è una vera stupida follia del progetto del Comune». Che fine fece il vostro progetto? «È stato ignorato, e con Renzo potremmo raccontare dei grotteschi incontri con i ruoli istituzionali a cui sistematicamente lo inviammo. Silenzio. Sarebbe assai utile che si potessero vedere in una pubblica mostra tutti i progetti elaborati, in modo che i cittadini e i futuri gestori di Bagnoli si facciano almeno un'idea chiara di quanto è già stato pensato e non si riparta da zero. Bagnoli è una tela di Penelope e sarebbe necessario che qualcuno spezzasse il filo e ci pensasse con l'indispensabile informazione». (g.f.)
CAMPANIA - Cesare de Seta "Ho un progetto per Bagnoli con Renzo Piano"
Il sottoscritto, storico dell'architettura, ha presentato un progetto per lo sviluppo del quartiere di Bagnoli a Napoli nel 1991. Il progetto prevedeva un risanamento ambientale, ecologico e urbanistico dell'area, seguito da un compatto parco verde che avvolgesse le preesistenze di archeologia industriale. Il parco sarebbe stato progettato per coprire un'area di circa 20 metri dal piano zero della spiaggia. Il progetto prevedeva anche la creazione di centri di ricerca, musei e centri congressi. Il sottoscritto e Renzo Piano avevano presentato il progetto alla commessa della Meriport, ma non è stato mai realizzato.
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