Casson, Scano, D'Elia, Pizzo e Seibezzi oggi in campo. La sorpresa di Brugnaro VENEZIA. C'è chi vuole l'avamporto galleggiante a San Nicolò, chi le banchine al posto del Mose, chi l'attracco a Marghera, chi difende la Marittima. Una sola cosa accomuna i nove candidati sindaco sulla portualità: sono tutti contrari al canale Contorta e favorevoli alle crociere perché 5mila posti di lavoro in tempi di crisi non si buttano a mare. E sei candidati oggi saranno a vario titolo a Venezia per parlarne. Se non si vedranno al corteo che partirà alle 15,30 da campo Santa Margherita, di sicuro si incontreranno a Sant'Angelo per il dibattito Felice Casson, Davide Scano, Giampietro Pizzo, Mario d'Elia, Camilla Seibezzi. E Luigi Brugnaro, che ha in serbo una «sorpresa fucsia» in barca dalle parti del canale della Giudecca. Nessuno dei progetti allo studio del ministero delle infrastrutture lo convince, Brugnaro ha in mente l'ingresso dal canale dei Petroli, uscita alle Trezze e raccordo al canale Vittorio Emanuele. «Si tratterebbe di scavare solo due metri di fondale: è la soluzione migliore e lo dico da anni - ricorda - Per me la Marittima ha ancora vent'anni davanti, è un investimento che va salvaguardato. Se poi un imprenditore vuole realizzare un porto a Marghera con soldi suoi, ben venga». Anche per Francesca Zaccariotto l'approdo più logico resta la Marittima. «E' all'avanguardia, home port per le crociere spiega la candidata di Venezia Domani - Ritengo improbabile lo spostamento a Marghera: ha ancora una forte vocazione industriale, richiederebbe l'allungamento del canale dei Petroli e un nuovo scavo in un punto a forte inquinamento». Per Gian Angelo Bellati, candidato del polo delle civiche e della Lega, in prospettiva la Marittima «non potrà assorbire gli aumenti di traffico, resterà per le navi più piccole e quelle sopra le 50-60mila tonnellate vanno indirizzate verso FusinaMarghera». Soluzione che piace anche all'autonomista Mario D'Elia: «Il massimo sarebbe far arrivare a Trieste le grandi navi e portare qui i turisti in piroscafo, come ai primi del '900. Ma anche un porto fuori dal Lido andrebbe bene». Il porto galleggiante a San Nicolò progettato dai professori è la soluzione che piace di più a sinistra. «A livello personale trovo sia la meno impattante», annuisce Alessandro Busetto, del Partito Comunista dei Lavoratori. Venezia Cambia candida in lista Mariarosa Vittadini, che è tra i progettisti. «Il Contorta è una risposta stupida - scandisce il candidato sindaco della lista, Giampietro Pizzo - per salvaguardare il bene Bacino di San Marco si sacrifica il bene Laguna. Inaccettabile. La soluzione in bocca di porto è anche sostenibile finanziariamente, lo dice la Via. Quanto alla portualità, Paolo Costa ha puntato su grandi progetti trascurando però il retroporto e le relative infrastrutture indispensabili». L'avamporto galleggiante piace anche al Movimento Cinque Stelle: «E' veloce e costa poco riconosce Davide Scano - Ma il riassetto deve essere complessivo e il Comune deve riappropriarsi della competenza sul canale Giudecca e lo specchio di laguna attiguo. Alla Marittima solo le navi più piccole: si spiegherà agli armatori che Venezia val bene una modifica di assetto». Camilla Seibezzi, Noi la Città, immagina un porto al posto del Mose. «Non è tollerabile che il Mose sia portato a conclusione semplicemente perché altri contro la città hanno deciso chiarisce - I lavori fatti alle bocche di porto vanno riconvertiti e indirizzati alla costruzione del nuovo porto. Lo stop alle grandi navi è prima di tutto uno stop a chi sotto il falso argomento dell'urgenza economica vuole impedire alla città di decidere il proprio destino». «Il Contorta no, in maniera assoluta perché è devastante per la laguna - mette in chiaro Felice Casson Abbiamo incontrato Rsu del porto, ormeggiatori, spedizionieri, piloti, agenti marittimi, armatori: il Contorta se lo sono messo tutti via». Non indica una soluzione preferita, il percorso è quello della mozione al Senato da lui proposta e approvata all'unanimità: comparazione di tutte le soluzioni alternative, con pro e contro occupazionali, ambientali, di spesa. «Stiamo aspettando, la mozione diceva tre mesi ed è passato più di un anno. La prospettiva, comunque, è quella delle navi fuori dalla laguna, con una portualità più articolata, la Marittima che resta nel periodo transitorio e in futuro per imbarcazioni di tonnellaggio inferiore e centro logistico. Ma una cosa è ineludibile: la crocieristica deve restare a Venezia».