«Non tutti sono toccati dal dono della creatività spirituale o artistica, ma a tutti è dato di amare quelle creazioni e aiutare gli altri ad amarle». Questa celebre frase del Conte Vittorio Cini riassume quella sua attrazione onnivora per l'arte e per il bello in tutte le sue forme. Lo specchio della qualità del sogno di questo fine collezionista animato da una passione da «principe rinascimentale» («Vittorio Cini, l'unico Faust italiano che abbia mai incontrato» asseriva lo storico dell'arte Bernard Berenson) è nella sua abitazione veneziana, Palazzo Cini a San Vio, dal 1984 casa-museo donata alla Fondazione Giorgio Cini dagli eredi dell'imprenditore, uomo politico e di cultura, riaperta dallo scorso anno al pubblico per oltre sei mesi l'anno. Luogo vivo che riserva sorprese anche in questa seconda stagione. Uno scrigno che custodisce una preziosa raccolta di dipinti di scuola toscana, sculture, arredi oggetti d'arte donati da Yana Cini Alliata di Montereale e dipinti rinascimentali ferraresi concessi in deposito da Ylda Cini Guglielmi di Vulci, che comprende tavole di Filippo Lippi, Beato Angelico, Botticelli, Pontormo, Dosso Dossi, ma anche oggetti e arredi di pregio, che riflettono il gusto personale di Vittorio Cini (Ferrara 1885-Venezia 1977) e di un entourage di speciali amici e consiglieri. Dal 1919 dimora del Conte, il palazzo era solito accogliere l'élite degli intellettuali del secolo scorso, nomi che di certo influirono nelle scelte operate da Cini nell'acquisizione di pezzi della sua collezione e pure nella ricerca della giusta collocazione, come Federico Zeri, il già citato Berenson e Nino Barbantini. Quest'ultimo, in una lettera del 1952 scriveva: «Caro Vittorio...i quadri a casa tua sono già disposti sui muri e mi paia che tutto stia bene. Si attende, tremando, il tuo verdetto». Da allora, questa residenza cinquecentesca - ridisegnata negli interni dagli interventi in stile neo rococò dell'architetto Tomaso Buzzi negli anni '50, come la Sala da pranzo progettata per ospitare la magnifica raccolta di 275 porcellane della manifattura Cozzi e la scenografica Scala ovale a chiocciola - ha mantenuto intatto tutto il suo charme e quel suo aristocratico carattere, intimo e familiare. «Palazzo Cini - sottolinea Luca Massimo Barbero, direttore dell'Istituto di Storia dell'Arte della Fondazione Giorgio Cini - è un luogo di straordinaria vitalità, un museo che mantiene lo spirito della casa». Casa Cini accoglie il visitatore tra tappeti orientali e lampadari di Murano, esibisce un'importante serie di rami smaltati rinascimentali e raffinati avori medievali della famosa Bottega degli Embriachi, oreficerie e sculture, e poi un corpus straordinario di opere pittoriche, dal XIII al XVI secolo, tra cui i Due Apostoli della bottega di Giotto; l'Ascensione di Cristo del Guariento; la Madonna con il Bambino, santi e angeli musicanti di Lippi; il San Tommaso d'Aquino di Fra' Angelico; la Madonna col Bambino e i due angeli di Piero di Cosimo; la Madonna col Bambino , con attribuzione che oscilla tra Piero della Francesca e Luca Signorelli; la grande tavola allegorica de Il giudizio di Paride di Botticelli e aiuti; il Doppio ritratto di amici capolavoro del Pontormo; il San Giorgio di Cosmè Tura; la Scena allegorica » di Dossi, dalla strana forma, parte del soffitto della camera da letto di Alfonso I d'Este di Palazzo Ducale a Ferrara. Con la nuova stagione d'apertura del palazzo (in partnership con Assicurazioni Generali, aperta fino al 15 novembre) un nuovo nucleo di opere e arredi arricchisce ulteriormente il percorso espositivo: tra queste un San Giovanni Evangelista di Stefano di Giovanni detto il Sassetta, artista di cui la Galleria già possiede la Madonna dell'Umiltà ; un elegante Ritratto di gentiluomo con guanti attribuito a Girolamo Romanino; due Teste di fantasia tiepolesche; un monumentale tavolo cinquecentesco e un armadio intagliato del Sansovino; un raro portadocumenti del Quattrocento appartenuto al duca di Ferrara Borso d'Este. Altra novità di quest'anno è l'apertura del secondo piano del palazzo appena restaurato, atto a ospitare mostre temporanee. A inaugurare lo spazio un raffinato progetto espositivo di Ettore Spalletti, mentre in autunno saranno in mostra alcuni dei più bei disegni di vedute e capricci del Settecento veneziano dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Fondazione Cini.