Trentacinquemila ingressi domenica scorsa. Numeri che spingono il soprintendente degli Scavi di Pompei Massimo Osanna a chiedere il «numero chiuso» per gli ingressi nel sito archeologico. «E bisogna fare presto - aggiunge - perché il caos è nelle domeniche gratis. E quella di giugno è prossima». Napoli Per una volta quasi tutti d'accordo, soprintendente, sindacati e associazioni: Pompei non si può offendere con le giornate ad ingresso gratuito. Le soluzioni, ovviamente sono diverse. Massimo Osanna propone il numero chiuso, o ad essere precisi di «contingentare» i visitatori. Le affermazioni entusiastiche del ministro Dario Franceschini lasciano ora il campo a parole preoccupate. Nell'ultima domenica a ingresso libero Pompei è stato il sito più visitato d'Italia con 35 mila ingressi. Superato di diecimila visitatori il Colosseo. Ma quale impatto può avere una tale massa di persone sugli Scavi? E soprattutto chi controlla? Basta ricordare che per ogni turno ci sono più o meno 25 custodi. Il rischio è altissimo e il gioco non vale la candela. «Trentacinquemila visitatori in un giorno solo per gli Scavi di Pompei non sono un flusso sostenibile», spiega Massimo Osanna. Il problema viene messo sul tavolo pubblicamente perché il soprintendente ha già «contattato il ministro dei beni culturali e turismo, Dario Franceschini, per arrivare preparati alla prossima domenica ad ingresso gratis, la prima di giugno». Come? Si pensa, ovviamente a un incremento di sorveglianza ma anche e soprattutto al numero chiuso. «Potrei per settori - dice Osanna - ipotizzare di contingentare l'afflusso di visitatori bloccando gli ingressi oltre i 15-20mila». Che poi è il numero medio dei visitatori di Pompei. Quindi una massa di persone a cui i custodi, anche se in pochi, hanno imparato a fare fronte dislocandosi nei punti nevralgici degli Scavi. «Ma la proposta - prosegue Osanna - può essere anche quella di visite con itinerari programmati, ampi, perché nemmeno si può pensare di far confluire una tale massa di persone in un'unica zona degli Scavi». Insomma una specie di rotazione. Ma l'obiettivo principale è quello di non superare mai le ventimila persone. Il ministro Franceschini sta valutando la richiesta e una risposta arriverà entro il mese, prima cioè dell'ingresso libero di giugno. Ovviamente molto più drastici i sindacati. «Osanna ha ragione - afferma Antonio Pepe, segretario Cisl Pompei - ma più che il numero chiuso va abolito il giorno di ingresso gratuito». Pensa che si possa fare? «Pompei è una soprintendenza speciale, molto diversa da un museo. Non merita questa ingiuria. Negli Scavi deve entrare solo chi ha interesse all'area archeologica e non chi viene per fare una passeggiata o peggio un pic nic. Se si vuole mantenere l'ingresso libero allora mettiamo un biglietto simbolico per ripagare le spese che deve sostenere il Comune di Pompei. Perché le strade vanno ripulite, così come i giardini. E gli straordinari ai vigili vanno pagati». Ma soprattutto chi controlla tante persone? «Sì, è una grande preoccupazione. Negli Scavi ci sono 146 custodi di cui 14 addetti alla sala regia. Quindi ne restano 134 divisi su 5 turni. Il risultato è che per controllare 35 mila persone ci sono solo 26 o 27 custodi. Impresa impossibile». Perché così pochi? «Le assunzioni sono bloccate e nel tempo molti sono andati in pensione. Altri se ne andranno a giugno». Ma vi hanno mandato i giovani dell'Ales? «La società del Mibact. Sì, una trentina che sono a presidio di dieci case. Allora per le 1500 domus che ci sono a Pompei ci vorrebbero, per fare lo stesso rapporto, 4500 custodi. Noi chiediamo di abolire la giornata ad ingresso libero e di sbloccare le assunzioni per Pompei». Antonio Irlando, dell'Osservatorio Patrimonio culturale, guarda il problema da un punto di vista opposto. «E' sbagliato pensare - spiega - che la soluzione al grande afflusso a Pompei sia il numero chiuso. Pompei ha le potenzialità per raddoppiare il numero di visitatori, portandolo a 5 milioni. E secondo me lo deve fare. Se pensiamo che il Louvre ha una superficie sei volte inferiore e ogni anno accoglie otto milioni di turisti». Quindi? «Per evitare disagi e danni al monumento, occorre pianificare i flussi e i percorsi del pubblico, aprire le troppe aree ancora chiuse, potenziare la vigilanza e incentivare l'accompagnamento delle guide soprattutto nelle giornate ad ingresso gratuito». Quindi poter disporre di altro personale? «Indubbiamente». La colpa non è di chi fa scampagnate ma di chi non sblocca le assunzioni a Pompei. Quindi il ministero? «Io dico che è ingiusto attribuire l'assalto di domenica solo a chi potrebbe aver confuso l'area archeologica pompeiana per un parco da gita fuori porta». Sul fronte Grande progetto, il generale Giovanni Nistri, che ne è il direttore ha spiegato: «Qualcosa di buono si sta muovendo, qualcosa di buono si sta facendo ci sono 25 cantieri aperti e sono 24 le gare in corso di svolgimento. Sono stati impiegati tutti i fondi, anche quelli recuperati con il meccanismo delle gare al ribasso. È una cosa buona. Poi.. il futuro appartiene agli dei».