Luci accese sull'ottocento napoletano con l'ultima mostra del ciclo «Il Bello o il Vero» curato da Isabella Valente e restauro in diretta, il tutto nelle ampie sale del Convento di San Domenico Maggiore. Ieri sera, infatti, si è inaugurato il segmento finale del progetto espositivo sull'arte del diciannovesimo secolo a Napoli e nel Sud, intitolato «Fogli di pensieri», dedicato all'opera grafica e plastica di Costantino Barbella, scultore abruzzese formatosi nell'ambiente dell'Accademia partenopea. Ma c'è anche grande curiosità per assistere dal vivo al restauro di due importanti opere comprese nel periodo del ciclo esposto in questi mesi. Il pubblico, sempre all'interno del complesso monumentale domenicano, da martedì e fino a sabato della prossima settimana e dalle 11 alle 17.30, potrà infatti seguire le diverse fasi di ripristino di una testa in gesso frantumata di donna di Francesco Jerace e di un'altra opera in marmo, che si svolgeranno nel laboratorio allestito per l'occasione dalla Giovanna Izzo Restauri. Ditta napoletana ben nota per aver già operato in importanti contesti come la sagrestia del Duomo di Siena, il Teatro Sociale di Bergamo, il Collegio dei Giudici al Palazzo della Loggia di Brescia e ovviamente a Napoli, con il restauro delle Guglie di San Domenico Maggiore e San Gennaro. Per quanto riguarda invece la mostra, essa comprende oltre 100 piccoli disegni di Costantino Barbella, un corpus inedito, presentato anche nel catalogo curato dalla stessa Valente e dal collezionista abruzzese Pasquale Del Cimmuto, formato da fogli, talvolta disegnati su entrambi i lati, e due taccuini che recano anche appunti e note di promemoria. Si tratta di matite, pastelli, inchiostri e carboncini, tecniche spesso anche miste tra loro, e impiegate su diversi supporti cartacei: bianchi o avorio, grigio-azzurri, cartoncini, fogli di taccuino, carte di giornale e carte quadrettate. Il che conferma in molti casi la matrice di minuta figurativa, spesso destinata anche alla successiva ripresa plastica. Come peraltro evidenziato anche dalle sculture in mostra, molte delle quali in terracotta, che vanno dall'inziale bozzettismo rurale vedi per esempio il gruppo de «La sposa» al classicismo di figurine come «Risveglio», fino alla più matura espressività «impressionistica» di «Ebrezza», opera di collezione napoletana, e del «Monumento funebre a Luigi Vicoli» appartenente al Museo Barbella di Chieti. Il che disegna anche nitidamente il percorso di questo artista che sotto la spinta dell'amico e coetaneo Francesco Paolo Michetti, conosciuto nel 1869 e appartenete anch'egli a quella folta colonia di artisti abruzzesi trasferitisi a Napoli per studio e lavoro - dai fratelli Palizzi a Smargiassi, da Patini a Laccetti -, finì col fare altrettanto, pur mantenendo sempre un solidissimo rapporto con la propria Chieti, dove era nato nel 1852. Ed il cui ente provinciale gli aveva garantito anche i soldi della borsa che gli consentì di frequentare la Reale Accademia di Belle Arti di Napoli, vero centro propulsivo dell'arte del centrosud fra '800 e primo '900, in cui fu allievo di Stanislao Lista - a sua volta maestro anche di Vincenzo Gemito -, e successivamente professore onorario.
Ottocento in mostra: il restauro si fa sotto gli occhi del pubblico
Il Convento di San Domenico Maggiore ospita la mostra "Fogli di pensieri" sull'arte del diciannovesimo secolo a Napoli e nel Sud, dedicata all'opera grafica e plastica di Costantino Barbella. La mostra comprende oltre 100 piccoli disegni e due taccuini con appunti e note di promemoria. Il restauro di due opere, una testa in gesso frantumata di donna di Francesco Jerace e un'altra opera in marmo, si svolgerà dal vivo nel laboratorio allestito dalla ditta Giovanna Izzo Restauri. La mostra e il restauro saranno aperti dal martedì al sabato dalle 11 alle 17.30.
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