Apre il 16 maggio a Cassina de' Pecchi alle porte di Milano in un antico torrione seicentesco, il Maio, Museo dell'arte in ostaggio. Un piccolo ma suggestivo museo ideato dal giornalista e scrittore Salvatore Giannella che vuole sollecitare memorie e azioni per recuperare le 1.600 opere «ancora prigioniere di guerra» trafugate dai nazisti durante l'ultimo conflitto mondiale. Tra i tanti capolavori c'è anche «Il fauno ridente» di Michelangelo rubato nel 1944 dal Castello di Poppi, in provincia di Arezzo: nel Maio una postazione multimediale con video 3D presenta ed esplora alcune delle opere trasformandole in immagini rielaborate attraverso algoritmi e pennelli elettronici. Il Maio ospiterà mostre temporanee: si partirà con riproduzioni 1:1 di famosi capolavori salvati durante la guerra da Pasquale Rotondi e altri funzionari delle Soprintendenze e nascosti a Sassocorvaro e Carpegna, nel Montefeltro marchigiano. La ricerca di queste 1.600 opere (le storie sono raccontate da filmati e documenti esposti nel museo) è iniziata subito nel dopoguerra da Rodolfo Siviero, il famoso 007 dell'arte incaricato dal Governo per il recupero delle opere d'arte trafugate dall'Italia durante la guerra. Due i capolavori ritrovati di recente: «La carica dei Bersaglieri» di Michele Cammarano trafugato all'8 Reggimento Bersaglieri di Pordenone e «Il Seminatore» di Jacopo Bassano sottratto alla Galleria degli Uffizi di Firenze e recuperato a Springfield negli Stati Uniti.
Cassina de' Pecchi (Milano)-Apre il Maio, il Museo dell'arte in ostaggio immagini a storie delle 1.600 opere trafugate dai nazisti e ancora introvabili
Il Maio, Museo dell'arte in ostaggio, apre il 16 maggio a Cassina de' Pecchi, alle porte di Milano. Il museo è stato ideato dal giornalista Salvatore Giannella per sollecitare memorie e azioni per recuperare le 1.600 opere d'arte trafugate dai nazisti durante la guerra. Tra le opere esposte c'è Il fauno ridente di Michelangelo, rubato nel 1944. Il museo ospiterà mostre temporanee, tra cui riproduzioni 1:1 di capolavori salvati durante la guerra. La ricerca di queste opere è iniziata subito nel dopoguerra da Rodolfo Siviero, il famoso 007 dell'arte.
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