Lungo quasi cinquecento metri e largo sessanta, la Porticus Aemilia era uno degli edifici pubblici più monumentali della Roma Repubblicana. Costruita a partire dal 193 avanti Cristo insieme al nuovo porto fluviale (Emporium), come luogo di stoccaggio delle merci, visse con varie utilizzazioni per mezzo millennio. Il complesso contava cinquanta navate in opera incerta di tufo (uno dei più antichi casi di impiego di questa tecnica costruttiva) coperte da volte a botte e digradanti verso le sponde del Tevere. Dopo oltre cinquant'anni di degrado totale (immondizia, baracche ecc.) e tre anni di scavi della Soprintendenza archeologica di Roma insieme al Koninklijk Nederlands Instituut Rome, oggi un'area di 1.200 metri quadrati che collega tre strade del quartiere Testaccio e contiene i resti di questa grandiosa struttura, è diventata un piccolo ma prezioso parco pubblico aperto dall'alba al tramonto ai cittadini e all'arte contemporanea, con piante, panchine, illuminazione notturna, pannelli didattici e cancellate di protezione. Gli scavi sono stati ricoperti con ghiaia, gli alzati con le grandi arcate ripuliti e valorizzati, il parco allestito da due architetti tirocinanti nell'ambito di una collaborazione tra la Soprintendenza e la Scuola di specializzazione in architettura dell'Università La Sapienza. Sabato 9 maggio alle ore 18,30 si terrà l'inaugurazione, con un concerto della Stradabanda e la partenza del progetto «Porticus in arte» (il murale «Genius Loci» di Alessandro Gorla e i due grandi pannelli fotografici «Incontro d'amicizia» di Juri Corti) che proporrà periodicamente installazioni, mostre, fotografie ed eventi di giovani artisti. Domenica 10 visite guidate gratuite con gli archeologi alle ore 10,30, 11,30 e 12,30.