In cantiere due grandi impianti vicino alla cittadina umbra e a Tuscania. I due sindaci e tredici associazioni si appellano a Mibact, Regioni Umbria e Lazio perché li fermino: «I progetti stravolgeranno paesaggi pregiati». Presso Orvieto le pale saranno alte 150 metri (il Duomo è alto 53) Su Orvieto rischia di incombere un parco eolico di dimensioni così impattanti che schiaccerà la veduta dell'antica città e del suo magnifico Duomo. Lo si deduce dalle fotografie diffuse da Italia Nostra, Legambiente e altre undici associazioni in cui si può immaginare quel che vedrà chi arriva in questa terra etrusca: un impianto sulle colline sovrastanti con pali alte 150 metri quando il Duomo è alto 53 metri. Un progetto analogo investe un'altra città delle colline dal nobile passato etrusco, Tuscania. E per fermare questi programmi le tredici associazioni, dagli orientamenti molto diversi e tra le quali figura anche il Fai Fondo ambiente italiano, e i sindaci delle due città fanno fronte comune per chiedere pubblicamente al ministero dei beni e delle attività culturali, alla Regione Umbria e alla Regione Lazio di bloccare tutto, soprassedere, ripensarci finché c'è tempo per fermarsi. «I progetti minacciano di stravolgere paesaggi pregiati, alterandone fortemente la percezione sociale e compromettendone la bellezza e il paesaggio che le circonda. Le due chiese sono capolavori », scrivono nella loro denuncia presentata nella sala stampa di Montecitorio. E il tono «Tra le conseguenze inevitabili, ci sarebbe anche il prevedibile e irreparabile danno che l'alterazione del paesaggio comporterebbe all'attrattività culturale e turistica delle due aree che in essa hanno avuto sinora un importantissimo fattore di sviluppo economico. Troppi e troppo gravi sono le conseguenze negative di questi progetti ». La protesta non si scaglia contro le pale eoliche a prescindere. Infatti la nota diramata dagli uffici stampa di Italia Nostra e Legambiente puntualizza: «Non è in discussione il tema degli impianti eolici in quanto tali, bensì un grave esempio di mancata armonizzazione tra le tutele che derivano dagli articoli 9 e 32 della Costituzione. I casi di Tuscania e Orvieto rimandano alla necessità di una più ampia riflessione sulla normativa di tutela del patrimonio culturale e del paesaggio italiano, troppo spesso disattesa». E in questi luoghi, sostengono gli oppositori del progetto, si affaccia un'emergenza paesaggistica che non ammette indugi. Ma questa stessa emergenza potrebbe diventare il trampolino di lancio per affrontare davvero un problema italiano: «Il Paese si doti di strumenti normativi certi per regolare il rapporto tra impianti per le energie rinnovabili e il territorio, le vicende di Tuscania e Orvieto siano l'occasione per trovare finalmente l'auspicabile e giusta conciliazione tra le preziose esigenze del paesaggio e della biodiversità e le preoccupazioni altrettanto legittime riguardanti la questione climatica», conclude la nota.
Orvieto e Tuscania-Non fate quelle pale eoliche, schiacceranno Orvieto
Due grandi impianti eolici sono in cantiere vicino a Tuscania e Orvieto. I sindaci e tredici associazioni hanno chiesto al ministero dei beni e delle attività culturali, alla Regione Umbria e alla Regione Lazio di fermare i progetti. I progetti minacciano di alterare fortemente il paesaggio e compromettere la bellezza e l'attrattività culturale delle due aree. Le associazioni sostengono che il progetto non è in discussione, ma la mancata armonizzazione tra le tutele del patrimonio culturale e del paesaggio. I progetti potrebbero diventare un esempio per affrontare il problema italiano di regolare il rapporto tra impianti per le energie rinnovabili e il territorio.
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