Che cibo e arte siano uniti da un legame di cuginanza, non è un concetto nuovo. Il flusso creativo gioca con alimenti e oggetti legati trasformandoli in opere d'arte. Emblema del connubio è «La casa di pane» di Urs Fischer, in Triennale per la mostra ArtFood: pane al posto di mattoni. Se il cibo si consuma nei luoghi dell'arte, si ha l'illusione che un po' di sapere e bellezza si trasfonda nei commensali. E i ristoranti nei musei servono come ulteriore attrazione. Proprio alla Triennale è nata da un mese l'«osteria con vista» di Stefano Cerveni, del Due Colombe di Borgonato di Cortefranca, il quale attraverso l'alter ego Fabrizio Ferrari per quattro anni coordinerà le 24 persone in brigata. Nonostante il sottotitolo, si sente l'impronta della cucina stellata di Cerveni, per la scelta degli ingredienti e la mise en place. A grande richiesta in carta la sua antica ricetta del manzo all'olio, e piatti più contemporanei e snelli in calorie e pensiero, come la crema di piselli e carote croccanti o i minimalisti spaghetti Cocco al pomodoro e basilico. Particolarità l'orto di erbe aromatiche e la tenda mobile (400 mq) che segue l'andamento del sole come una serra bioclimatica.Il vero bonus è l'affaccio su Castello Sforzesco e Parco Sempione che però non compaiono nel conto (da 55 euro per la degustazione di classici dello chef). Tenendo conto di ambiente, cucina, atmosfera e servizio, il prezzo è il più equilibrato. All'interno del nuovo Museo delle Culture sono nati il Mudec Bistrot e il Mudec Restaurant, per la cui gestione 24 Ore Cultura si è rivolta a Marco Monti (nome da ricondurre al Gruppo Giacomo). Il ristorante è al terzo piano, affacciato sull'area ex Ansaldo. Qui manca la veduta mozzafiato, ma Fabio Rotella si è ispirato all'ottagono per evocare atmosfere anni 60, resuscitando i miracoli degli artigiani italiani di legno, tessuti e ottone. La cucina porta la matrice «Giacomo» con Pasquale Frigoli (che si alternerà alle cucine di via Sottocorno). Il servizio è molto puntuale e gli spazi tra i tavoli e nel dehors sono i più confortevoli di tutti i locali Bulleri, compresi l'Arengario all'ultimo piano del Museo del Novecento e il caffè di Palazzo Reale. Bisogna dare alla cucina che ha piatti della tradizione come il risotto alla milanese e gran varietà di crudi di mare un po' di tempo per calibrarsi sui nuovi spazi e clientela. Si spendono circa 70 euro, in spazi confortevoli come un club privato un po' retrò. Il Bistrot del Mudec offre spuntini a prezzi più abbordabili. I costi del ristorante Arengario al Museo del '900, invece, risentono dell'effetto «vista guglie del Duomo»: scontrino sui 90 euro, grandi vini e cucina che va dallo spaghetto al pomodoro e basilico a pesci di ispirazione Toscana. Al Caffè di Palazzo Reale piatti ancora più semplici e prezzi che scendono di un terzo. Alle Gallerie d'Italia in Piazza Scala, gestito da Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, esiste fin dall'apertura una Caffetteria con cucina, De Canto: piatti e servizio non sempre da Oscar anche se il locale non ha ambizioni di vero ristorante. Da domani un temporary restaurant voluto da MasterCard aprirà sul tetto di Palazzo Beltrami. Si chiama Priceless Milano (Milano impagabile) per soli 24 coperti. Oltre alla vista spettacolare sulla città, la cucina qui sarà alta in tutti i sensi. L'esperienza gastronomica, se pur a 250 euro, si presenta esclusiva a giudicare dai nomi previsti. Il romano Antonello Colonna si alternerà ai migliori cuochi dei Jeunes Restaurateurs d'Europe, associazione presieduta dal fiorentino Marco Stabile. L'architettura, di Studio Park Associati, trasforma il convivio in scenografia teatrale con pareti scorrevoli e un tavolo già apparecchiato che scende e sale dal soffitto. L'iniziativa sosterrà progetti benefici. Conclusione: tavole elitarie o popolari, mangiare al museo offre diverse possibilità, ma resterà tempo, agli appassionati di arte della tavola, di gustare anche dipinti, sculture e installazioni?