Il poco tempo libero a disposizione, Elisabetta Erba lo passa camminando per Monza. «Mi piace passeggiare nelle vie del centro, osservare i ciottoli per terra e immaginare che su quelle pietre, tra quelle mura, forse ha camminato anche la regina Teodolinda. Amo i testi di storia locale, mi danno un senso di appartenenza, mi affascinano figure positive come la regina dei Longobardi». La Brianza per lei? «Da un punto di vista geologico è una terra estremamente interessante. Arrivano studiosi da tutto il mondo per estrarre "carote", ovvero campionature delle sue rocce. Tutte le rocce delle Prealpi contengono molti fossili e sono la testimonianza dell'antico oceano che si è chiuso quando l'Africa è entrata in collisione con l'Europa». Quando nasce l'interesse per la geologia? «Ho sempre amato le materie scientifiche, fin dai tempi del liceo scientifico, al Frisi di Monza. Dopo aver letto tutti i libri di Conrad Lorenz avevo una passione per l'etologia, ma non c'era il corso di laurea a Milano. Così mi sono iscritta a Geologia, ispirata dal profilo inconfondibile della Grigna e del Resegone durante le passeggiate in montagna». Cosa la affascina del suo lavoro? «La possibilità di analizzare rocce di 300 milioni di anni, studiarne i sedimenti e capirne la storia. L'analisi di una roccia ci può raccontare come fosse il clima in una certa era geologica, come si è evoluto e ci aiuta a capire anche come sarà il nostro futuro». I luoghi della sua ricerca? «Porto i miei studenti a Sirone, Cesana Brianza, lungo i sentieri intorno al santuario della Madonna della Neve, verso Canzo e anche nel parco del Curone di Montevecchia. Sono luoghi che ci raccontano come sono nate le Alpi». Le guide turistiche suggeriscono una visita al Sasso di Guidino a Besana, all'Orrido di Inverigo o alle grotte di Realdino. Sottoscrive? «Sono affascinanti anche le rocce lungo l'Adda che hanno ispirato Leonardo per la Vergine delle Rocce. Tutte formazioni interessanti e diverse, ma appartengono a cambiamenti degli ultimi milioni di anni. Io preferisco andare alla ricerca dei nannofossili: si tratta di microscopiche alghe contenute nel plancton che risalgono a 250 milioni di anni fa». L'emozione più grande? «Ai tempi della tesi di laurea in Val Trompia, quando ho visto al microscopio per la prima volta un campione di roccia. Poi amo la geologia marina e l'esplorazione degli oceani. Tra il 1989 e il 1990 sono stata per due mesi a bordo della nave che ha riportato in superficie, dopo vent'anni di tentativi, la roccia più antica del mondo nell'Oceano Pacifico». Come motiva gli studenti? «In generale chi studia geologia ha già una grande passione e curiosità. Tengo corsi nei cinque anni accademici e così riesco a seguire gli studenti da quando sono matricole fino alla laurea. Consiglio sempre di scegliere con cura l'argomento della tesi: deve essere qualcosa che appassioni davvero perché potrebbe essere il campo di ricerca per la vita». Un voto a Monza, sede universitaria? «Con Bicocca ha un polo importante per la Medicina, ma è lontana dall'essere considerata una città universitaria. Nemmeno Milano, sede di tante università, lo è. Città Studi è stato un tentativo che ormai ha perso la sua identità. Penso che il modello inglese con campus e servizi per gli studenti sia difficilmente replicabile da noi». Lambro, alluvioni e disastri idrogeologici. La cura? «Ripeto le parole di un mio professore,Pompeo Casati: occorre predisporre bacini di esondazione per evitare i danni in città, curare gli argini, avere maggior attenzione della rete fognaria. Non so quanta cura ci sia stata finora». È da poco presidente della società geologica italiana. Quale obiettivo si è posta per il suo mandato? «Vorrei promuovere la divulgazione scientifica della Geologia a partire dalla scuola, dove si studia troppo poco, e poi aprire un confronto con i politici e coloro che prendono decisioni sul territorio affinché siano supportati da un punto di vista tecnico e scientifico. Purtroppo non sempre è così».
Montevecchia e le sue rocce. Qui si trova la culla delle Alpi
Elisabetta Erba, una geologa, passa il suo tempo libero camminando per Monza e osservando le rocce. Ha una grande passione per la geologia e la storia locale. Studia le rocce per capire la storia del pianeta e come si sono evolute. Le sue ricerche la portano a luoghi come Sirone, Cesana Brianza e il parco del Curone di Montevecchia. Elisabetta è anche presidente della società geologica italiana e vuole promuovere la divulgazione scientifica della geologia, in particolare nella scuola. Sostiene la costruzione di bacini di esondazione per prevenire gli alluvioni e la cura degli argini.
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